Angola News

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martedì 17 febbraio 2015

L'Angola, Kimberley, i diamanti e la pagina smarrita


 Il16 febbraio, nel giorno in cui l'agenzia di stampa lusofona PINN, Portuguese independent News, pubblica un articolo dettagliato su come, secondo loro, la figlia del Presidente Dos Santos, usi società con sede a Malta per nascondere i proventi dell'estrazione dei diamanti altrimenti destinati al Paese, l'Angola assume la presidenza temporanea del Processo di Kimberley, il cui obiettivo è certificare l'origine dei diamanti per evitare l'acquisto di pietre che provengono da aeree in conflitto. 

L'articolo è oggi già introvabile. Al suo posto appare sul web un desolato messaggio che riporta "404 - pagina nao encontrada" e non sono in pochi sui social network, angolani e non, a domandarsi perché! 

Sta di fatto che da ieri l'Angola è al vertice del sistema che controlla che i diamanti in vendita siano solo quelli certificati e che gli 81 Paesi membri del Processo Kimberly,  produttori, trasformatori, importatori e esportatori, trattino solo pietre estratte in zone non in conflitto.  
L'Angola, il chiaro e lo scuro.

sabato 14 febbraio 2015

L'Angola e la caduta del prezzo del petrolio



Bambini in un bairro di Luanda


La caduta del prezzo del petrolio si è abbattuta anche sull’Angola con la forza di un macigno, essendo questo un Paese la cui economia è basata sulla sua estrazione e vendita.

Prima conseguenza annunciata dall’esecutivo locale è la revisione dell’OGE (Orcamento Geral do Estado), ovvero la finanziaria per il 2015, anche se il Ministro delle Finanze angolano, ha annunciato a tutta pagina sul Jornal de Angola che “il settore sociale continuerà a dominare la finanziaria, rappresentando un terzo delle spese totali previste per l’anno in corso”.

In breve il governo ha rassicurato la popolazione sulla continuità nello sviluppo e nell’investimento nei settori della Salute, dell’Educazione, dell’Assistenza sociale oltre che agli organi che si occupano di difesa e sicurezza.

Ma vediamo cosa ne pensa il rappresentante locale del Fondo Monetario Internazionale,  Nicholas Staines, per il quale l’Angola, al contrario di quanto si crede in Europa, in Portogallo in particolare, “non è un paese ricco”. “L’Angola – afferma Staines – è piuttosto un ‘post-conflict country’ (la guerra civile qua è finita solo 13 anni fa) che sta rapidamente esaurendo le sue riserve di petrolio” (per lo meno quelle ad oggi conosciute!).

Di certo l’Angola, come gli altri paesi produttori di petrolio, sta soffrendo la concatenazione di eventi che ha spinto in basso il prezzo delle materie prime: 
la caduta nella domanda a livello globale dovuta ai bassi tassi di crescita di questi ultimi anni; 
la crescita nell’offerta di petrolio causata dall’espansione della produzione statunitense e un ciclo di tensioni geopolitiche che hanno influenzato i prezzi dei carburanti. 

Abbiamo visto come, in poco tempo, il prezzo del petrolio al barile è sceso a 45 dollari e la non rosea previsione del Fondo Monetario Internazionale è che nel 2015 possa risalire a 60 dollari al barile mentre nel medio termine possa arrivare al massimo a 75/80 dollari al barile, dunque ben lontana dagli oltre 100 degli ultimi tempi.

In Angola, secondo quanto esposto dal direttore dell’IMF a Luanda, lo shock causato dalla caduta del prezzo del petrolio sarà soprattutto uno shock per quanto riguarda l’equilibrio macroeconomico esterno del paese. Ovvero è in corso in Angola una caduta negli introiti esterni per il 2015 di circa 27 miliardi di dollari.

Ma l’Angola, secondo Staines, sta vivendo anche uno shock fiscale causato dai minori ricavi del petrolio e dai vincoli finanziari “ci sarà un calo nel bilancio 2015 da entrate petrolifere di circa 17 miliardi di dollari”.

Le opzioni per salvare il paese dal baratro, sempre secondo Nicholas Staines, sono poche: le riserve dovute alle esportazioni possono e anzi “dovrebbero”, sottolinea l’esperto, essere usate per “ammorbidire” gli aggiustamenti fiscali e monetari necessari, ma questo solo nel breve periodo, poi il Paese dovrà attuare politiche di tagli alle importazioni, tagli alla spesa pubblica, di rialzo delle tasse, di eliminazione dei sussidi ai carburanti e soprattutto di diversificazione dell’economia.


sabato 31 gennaio 2015

Há teatro no Camões e deveria haver mais teatro em Angola


Osvaldo Moreira Leo "Amor a primera voz"


Há teatro no Camões. E’ verdade. E se a alguem pode aparecer descontado, olha bem que em Luanda nao è assim!
Fazer teatro, cultura, arte aqui é pelo menos complicado.  As complicações envolvem a formação dos artistas, as infra-estruturas, o dinheiro para produzir os eventos culturais, a dança, o teatro, a musica. 

Com tudo que em Angola não há muito dinheiro para a cultura, que não seja o produto de uma qualquer instituição governativa, em seguida, ele vai sem dizer, para a cultura alternativa ou independente, se preferir, sò há teatro no Camões, há teatro no Elinga, há teatro  em poucos outros espaços autogeridos dentro de uns bairros da cidade.

Foi assim que na tarde de ontem, num Auditório Pepetela cheio como um ovo cozido de uma plateia composta principalmente de artistas de grupos de teatro, tinha lugar uma interessante conversa com Nelson Acevedo sobra as “tendências alternativas da organização teatral”.

Enigma Teatro - "Sujeito e Azardo"
O debate terminou com o público que pediu insistentemente o que tinha acontecido aos fundos alocados, há alguns anos, para o desenvolvimento de realidades teatrais da cidade (alguns falavam de 4 milhões de cuanzas) e que prometeu criar centros de formação profissional para a juventude talentosa.

A raiva, para não puder se formar em uma qualquer arte pela ausência não só de escolas de formação mais ainda pela ausência de teatros, de produções televisivas internas, de oportunidades, a mesma da maravilhosa peça teatral da Companhia Enigma-Teatro, passou logo da a plateia ao primeiro momento teatral com a presentação da peça “Sujeito e Azarado” que conta uma tragédia que viaja no mundo do amor através das novas tecnologias de informação nas redes sociais, até o segundo momento teatral. 

Amor à primera voz”, um monólogo magistralmente liderado por um talentoso artista do grupo Protevida, cujo sujeito foi escrito para Osvaldo Moreira Leo. Um exemplo interessante de como a tragédia pode ser contada através dum humor esmagador.

Momentos bonitos do teatro, os experimentados ontem em Luanda, que ainda mais nos ligam a necessidade de dar voz a estes jovens artistas, filhos desta terra, com os quais a Angola deveria estar orgulhosa!

mercoledì 5 novembre 2014

ANGOLA: autorità confermano, non è ebola, suora sta bene.


Nessun caso di ebola in Angola ad oggi. Le autorittà angolane hanno confermato ieri all'agenzia di stampa locale Angop che la suora proveniente da Parigi e internata in un ospedale a Luanda con sospetto di ebola non ha contratto la malattia. 



Il caso di questa suora ha sollevato molte preoccupazioni in quanto si trattava di una donna che ha viaggiato in aree a rischio e che ha affermato di essere entrata in contatto con un probabile malato di ebola.
 La donna, al termine di una viaggio fra Congo Brazaville, Repubblica Democratica del Congo e Cabinda, si era presentata la settimana scorsa in un ospedale di Luanda con sintomi simili a quelli provocati dal virus ebola. 
Le sue analisi sono state mandate in Sud Africa e i risultati, pervenuti dopo alcuni giorni, secondo quanto confermato dalle autorità angolane, sono negativi per l'ebola.
Hernando Agudelo, il responsabile dell'OMS-Angola, Organizzazione Mondiale della Salute, intervistato dall'agenzia di stampa angolana ha sottolineato che quello della suora "non è il primo caso sospetto di ebola investigato in Angola" infatti, ha continuato l'esperto delle Nazioni Unite "tutte le settimane le autorità angolane fanno fronte a una decina di allerte che fino ad ora non si sono mai trasformate in veri casi di virus ebola".

martedì 4 novembre 2014

Angola: ebola sempre più vicina, un caso sospetto a Luanda



Sono ore di tensione e attesa a Luanda quelle che stanno passando da quando, sabato scorso 1' di Novembre, si è appreso da fonti ufficiali, che c’è un caso sospetto di ebola nella capitale.

Si tratta di una suora di origini angolane, da sette anni residente a Parigi, che negli ultimi giorni di ottobre si è recata a Brazaville, a Kinshasa, in Repubblica Democratica del Congo e da lì ha raggiunto la Cabinda, enclave angolana in Congo, via barca. 

La donna si è presentata venerdì scorso all’Ospedale Militare di Luanda con evidenti sintomi di malattia, in tutto simili a quelli provocati dall’Ebola e da allora è sotto controllo di una equipe medica equipaggiata per far fronte all’emergenza. 

La donna ha affermato di aver avuto un contatto con un sospetto malato di ebola durante il suo viaggio in Congo. Le sue analisi sono state mandate in Sud Africa e in questi giorni, in queste ore, si aspetta con ansia una risposta.

La società è preoccupata in generale e ancora di più lo sono gli stranieri che vivono a Luanda. La Scuola Internazionale di Luanda, la LIS, sta monitorando la situazione ed è in “contatto costante” - come ha affermato oggi il direttore della LIS, Antony Baron, in una lettera ai genitori - con l’Organizzazione Mondiale della Salute e con le maggiori compagnie petrolifere presenti nel Paese che finanziano la Scuola stessa, oltre che con il Ministero della Saluta locale e con l’ente che sta gestendo l’emergenza ebola in Angola.

Una cosa è certa, se il caso fosse confermato, la scuola e le aziende in cui lavorano espatriati e la nostra ambasciata stessa alzerebbero il livello di allarme e si potrebbe anche arrivare a una “evacuazione” degli espatriati.

C’è da augurarsi che questo non avvenga, che la donna abbia solo la malaria, che fra l'altro le è già stata diagnosticata, ma soprattutto, c’è da augurarsi che in futuro, personale come preti, suore, missionari, operatori di Ong, organizzazioni internazionali e aziende, medici e infermieri che vivono o lavorano in Paesi a rischio ebola, riducano, se non azzerino, la loro mobilità, per evitare che il virus si diffonda ancora più velocemente di come già non sta avvenendo. 

martedì 26 agosto 2014

Ebola: sale il rischio per l'Angola



L'Angola da oggi è passata a far parte del gruppo di paesi con rischio di infezione da Ebola "da moderato ad alto". Il motivo risiede nella conferma della presenza di casi di ebola nella confinante Repubblica Democratica del Congo. 

A dare la notizia è la responsabile del Ministero dalla Salute angolano, Adelaide de Carvalho, in una intervista all'agenzia di stampa portoghese Lusa. 

"Una settimana fa l'Angola era considerata un paese a basso/medio rischio di infezione da Ebola - ha spiegato il ministro alla Lusa - ma da quando la RDC ha confermato casi di ebola l'allarme è salito anche in Angola".

Il Congo ha confermato domenica scorsa i suoi primi casi di febbre emorragica da Ebola. I dati diffusi parlano di 13 morti dall'11 agosto ad oggi. 

L'Angola ha un vasto confine con la RDC, che tocca ben sette provincie e non sono rari casi di immigrazione clandestina attraverso quelle aree frontaliere. 

Secondo quanto ha riferito Adelaide de Carvalho l'Angola sta "rinforzando" il sistema sanitario di controllo e vigilanza sanitaria soprattutto nei posti di frontiera. 

Con la RDC salgono a cinque i Paesi africani con presenza di casi accertati di febbre emorragica da Ebola. 

Secondo i dati diffusi dall'OMS, l'Organizzazione Mondiale per la Sanità, da marzo al 20 agosto sono 1427 i morti e 2615 i casi di ebola identificati. 

Liberia, Guinea Conakry, Sierra Leone, Nigeria e ora anche Repubblica Democratica del Congo, sono gli stati colpiti dall'epidemia di ebola in Africa
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lunedì 21 aprile 2014

On the road: da Luanda a Namibe passando per Lubango e Huambo


17 Aprile 6.30 am, partenza da Luanda, destinazione Lubango, km 1150.

In Africa ciò che conta non è arrivare, è viaggiare. Andare da un punto a un altro scoprendo cosa c’è in mezzo. Gli spazi sono sconfinati e i paesaggi variano da zona a zona. Quando si arriva si sente subito il bisogno di ripartire, per continuare, perché qui c’è sempre un oltre da percorrere.

Decidiamo di andare da Luanda al Namibe, giù nel desertico Sud dell’Angola, passando per alcune cittadine e arrivando più in alto che possiamo, sul Planalto central e più a sud, fino alle zone aride della provincia di Namibe, al confine con la Namibia.


Le nostre mete sono varie. Passeremo sulla Fenda da Tundavala, dove milioni di anni fa il continente americano si è staccato da quello africano. Percorreremo la Serra da Leba, la tortuosa strada che scende da 2000 a 1000 m dove finisce l’altopiano centrale dell’Angola, considerato uno dei luoghi più scenografici del Paese. Incontreremo le popolazioni Hiba, che vivono ancora come migliaia di anni fa, dove le donne indossano bracciali sui polsi e sulle caviglie e il canone di bellezza femminile è il seno lungo schiacciato al corpo da file di perline. Cercheremo la Welwitschia mirabilis pianta endemica del sud dell’Angola e della Namibia che cresce di un millimetro l’anno e vive circa 1000 anni.


Torneremo passando per Huambo, città dove le aspre battaglie dell’Unita per tenersi la zona ricca di diamanti pluviali, hanno lasciato segni ancora visibile sulle facciate dei palazzi crivellati di colpi di artiglieria. In tutto questo vivremo d’incontri e imprevisti che sono l’essenza stessa del viaggio, ciò che rende un percorso unico, personale e indimenticabile.


La partenza è precipitosa. La sveglia si scorda di suonare e in 20 minuti raggiungiamo il posto di incontro con la seconda macchina che ci accompagnerà lungo questo tragitto. Nelle acque paludose di Flamingo, dopo Benfica, incontriamo il 1° gruppo di fenicotteri rosa e il loro colore è esaltato dal sole del primo mattino. Passiamo presto il fiume Bengo fra campi di papiri che sembrano ciuffi di capelli verdi e arriviamo a Porto Hamboim dopo 3 ore di viaggio. La luce è quella giusta per restare incantati dal blu profondo del mare e dal verde delle collinette reso più intenso dalle recenti piogge.


Porto Hamboim è un tranquillo paese di case di blocchetti e tetti di paglia, caprette arrampicate sui punti spioventi delle colline e a farci compagnia ci sono le motorette che sfrecciano da una parte all’altra della baia. Passiamo poco dopo il Rio Keve e arriviamo a Sumbe dove incontriamo una colonna di macchine destinate al Censimento 2014 che qui in Angola partirà il prossimo 15 maggio per fare la conta delle presenze nel paese e valutare le condizioni delle abitazioni.
Poco fuori Sumbe passiamo sul fiume Kikombe in un punto dove le acque scorrono fra alte gole rosse e in un’ansa del rio si fermano le barche cariche di caschi di banane destinate a Luanda, da qui in poi trasportate su gomma.


Alcune donne siedono all’ombra di un grande albero di mango e si godono il fresco. Parlano solo kimbundu, ma una di loro, giovane, che porta il nome tatuato su un avambraccio, Tè Tè, con un bimbo sulla schiena, si fa capire e prima di ripartire ci lancia un bel sorriso.

Affrnontiamo la vasta distesa fra Sumbe e Lobito con i Dire Straits come colonna sonora e sulle note di Once upon a time in the West percorriamo altri chilometri nel cuore dell’Africa e la strada, che qui è una lunga fettuccia nel verde dei bananeti e delle palme, scorre via veloce.
A Lobito arriviamo dopo che la strada si è fatta più stretta e sullo sfondo si cominciano a intravedere le alture del planalto central. La città si svolge su una serie di colline brulle e polverose, vecchie cave da cui si tirava materiale da costruzione da trasportare poi via mare o via comboio.
Le colline diradano poi su una pianura acquitrinosa passata la quale si accede a una striscia di terra, una penisola, a chiudere in parte la baia, che assomiglia alla Ilha di Luanda ma con un fascino retrò, un gusto nell’aver messo insieme le antiche case portoghesi con nuove palazzine basse e colorate, che danno a questa striscia di terra, la Restinga, un aspetto godibile.


In fondo alla penisola, al centro della rotonda, si staglia il navio Zaire, che la leggenda vuole, fu usato da un giovane Eduardo Dos Santos il 7 novembre del 1961 per scappare con un gruppo di nazionalisti angolani dai portoghesi e fomentare la rivolta che porterà poi nel 1975 alla cacciata definitiva dei colonizzatori dal Paese.
Qua ci fermiamo a mangiare al Zulu Restaurant, sulla spiaggia, dove il baccalhao alla griglia ha un sapore più buono grazie alle palme, al sole che fa brillare il mare e alla voglia di vedere fra le onde spuntare un gruppo di delfini o una balena. Il posto è così rilassante che ci perdiamo due ore. 

Occorre ripartire e Benguela la passiamo veloci, sta per fare buio e abbiamo ancora molto strada fino a Lubango. La città è bella, le costruzioni sono ancora quelle del tempo delle colonie, si respira l’aria dei tropici, le spiagge sono lunghe e bianche, ma non abbiamo tempo.


Lasciamo qui la strada costiera e ci buttiamo verso l’interno, non c’è altro modo di arrivare a Lubango. Il buio scende improvviso. Sono le 6 e 30 del pomeriggio e quello che ci aspetta sono altri 360 chilometri di strada al buio fino a Lubango, cittadina del Planalto che si trova a 1700 metri sul livello del mare.
Indimenticabile sarà la luna che di punto in bianco apparirà dal buio più pesto dietro una collina, enorme e gialla come un faro nella notte africana.
L’albergo è un miraggio alle 11 di sera e il letto una gioia per le ossa stanche. Al mattino Lubango si sveglia in un tripudio di colori. L’aria è quella frizzantina della montagna, i viali sono alberati e fioriti. Ci dirigiamo subito alla Fenda da Tundavala.


Il posto è di quelli che meritano. Sembra di essere sul tetto di un mondo senza confini. Il vento fischia e le rocce vanno giù a picco aprendo una spaccatura di 1000 metri, la ferita che ha diviso l’Africa dall’America, il resto, sotto, sono detriti sedimentati in milioni di anni. Indescrivibile!
Corriamo poi giù da queste altezza verso la provincia del Namibe e per farlo percorriamo la panoramica e impegnativa strada della Serra da Leba. Una serie di curve a gomito a picco sul vuoto circondati dagli strapiombi rossi del planato central che qui finisce tutto d’un tratto.


La voglia di proseguire ci porta fino alla cittadina di Namibe non prima di aver fatto incontri particolari. Si aggirano su queste terre aride le popolazioni Himba, che qui in Angola, dove arrivarono dalla Namibia, loro terra d’origine, sono anche detti Ovahimba. Sono pastori nomadi e ci vogliono vendere il latte delle loro bestie. Rifiutiamo ma ci accordiamo per scattare qualche foto con loro.


Resterà impresso a tutti il volto tondo e lo sguardo profondo della bimba tenuta in braccio da una giovane donna della tribù. Hanno i seni nudi, stretti da giri di perline e bracciali ai polsi e alle caviglie, sono socievoli ma quando iniziano a discutere sui soldi e due di loro hanno in mano maceti scegliamo di andare via alla svelta.

A Namibe ci fermiamo per un meritato tè caldo, un tè nel deserto, che ci appare più dolce e piacevole di sempre. Pronti per proseguire nella zona predesertica che precede il deserto del Namibe, alla ricerca dei quarzi e della Welwitscha mirabilis.


Fra il nulla di queste terre aride ridiamo alla vista della pianta i cui semi appaiono come enormi escrementi di vacca seccati dal sole. E’ già ora di tornare, tre ore di viaggio all’indietro di nuovo verso Lubango, e il tramonto ci coglie quando siamo ancora nel deserto che ora prende tutti i colori regalandoci sfondi rosa, arancioni, rossi e poi blu intensi fino al buio della notte.

La cena è a base di carne di jacarè, coccodrillo, è così buona che non ci dispiace, almeno fino al mattino successivo, quando uno lo incontreremo nel fiume fra Lubango e Huambo.

Decidiamo, in modo azzardato di cambiare strada e tornare verso Luanda passando per Huambo ma prima di Caconda ci imbattiamo in 110 chilometri di pista piena di buche dovute alle recenti piogge. Impieghiamo quattro ore sole per percorrere 80 chilometri ma saranno quelli che ci permetteranno di vedere l’Africa come ce la siamo sempre immaginata.


La terra è rossa, incontriamo solo villaggi di capanne. Non ci sono pali della luce elettrica, solo qualche raro pozzo a mano per l’acqua, attraversiamo vecchi ponti pericolanti, vediamo un coccodrillo amarello, giallo, rarissimo, sotto al fiume che attraversiamo incerti e tante motorette spinte a mano da ragazzi stanchi ma sorridenti. 


A qualcuno sfiora l’idea di fermarsi li, almeno per qualche giorno, a godersi il tempo, lo spazio, la libertà. Arriviamo a Huambo sfatti dalla fatica del corpo strattonato e sbalzato continuamente dalla strada sterrata. Mangiamo un panino e poi via, verso il passo a 2050 metri di altezza che ci riporterà verso la strada costiera quando ormai è già notte e ancora ci mancano 500 chilometri per arrivare a Luanda.


19 Aprile, 2 am, arrivo a Luanda. Si viaggiare!