Angola News

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domenica 3 gennaio 2016

Idea viaggio: Cornovaglia fuori stagione


La natura è ciò che manca a chi lascia l'Africa, ma non è detto che l'Europa non sia in grado di offrire scenari altrettanto affascinanti. E' il caso di alcune terre di confine, fuori stagione, come la Cornovaglia

Un viaggio on the road da Londra a Land's End in Cornovaglia e ritorno, passando per il Somerset e il Devon. 



1’ giorno

Da Londra al Windsor Castle
Veduta del Windsor Castle
Prima tappa è la bellissima cittadina di Windsor, con il suo castello e le affascinanti storie legate ai reali britannici. Il castello è imponente e grazie all’opera di ristrutturazione di re Edoardo III sembra di essere in una Camelot in versione ampliata dove ad ogni angolo ci si aspetta di incontrare un cavaliere e una donzella da salvare.
Ciò che più colpisce è la gentilezza e la preparazione degli addetti al castello.  Dopo aver attraversato gli appartamenti di stato fra quadri, divani, specchi, letti a baldacchino e tavole imbandite quello che ci rimane impresso andando via sono: la casa di bambole della Queen Mary, un vero capolavoro di ingegneria e di manifattura al microscopio e il mantello di Napoleone. Una rossa cappa di lana e seta, dallo stile vagamente nordafricano.

Da Windsor a Stonehenge
StoneHenge
Lasciamo Windsor alla volta di StonehengeArriviamo nel primo pomeriggio, ma essendo dicembre manca poco a fare buio. Il cielo è quello tipico dell’Inghilterra, grigio e bianco, con qualche sprazzo di luce che entra qua e là e le nuvole che corrono veloci in cielo battute dal vento.  Intorno non c’è quasi nessuno e le pietre si stagliano sul verde dei prati circostanti e poi sul cielo cangiante come delle enormi dee pronte a testimoniarci che proprio in quel punto l’oggi è legato al passato da un doppio filo rosso. Anche qui i due guardiani sono gentili e sorridenti e la quantità d’informazioni che riescono a darci è di primo grado.

Da Stonehenge a Salisbury
Veduta notturna della Cattedrale di Salisbury
Riprendiamo il cammino che il sole è già tramontato e quando arriviamo a Salisbury è buio pesto. La cittadina è addobbata di luci natalizie. Ci fermiamo a dormire in un Pub la cui parte più antica risale a 800 anni fa. Passiamo un portale di legno e siamo dentro al borgo medievale. Al centro, imponente, illuminata nel buio circostante, si staglia la Chiesa. Il suo stile, un’interpretazione inglese del classico Gotico è assolutamente affascinante e pulito. Dentro, oltre all’altezza delle navate e a qualche opera pittorica ci lasciamo attrarre dai rudimentali meccanismi di un antichissimo orologio a pesi. 
La Cattedrale conserva una delle quattro copie della Magna Carta. Non vogliamo perderci un documento così importante, un pezzo di storia dei diritti dell’uomo. Ci emoziona leggere qualche riga di quel latino e ancora una volta ci sentiamo legati a un doppio filo rosso della storia che da quando siamo partiti ha incominciato a intessere le nostre giornate. 

2’ Giorno
Da Salisbury a Bath
The Royal Crescent - Bath
Questo giorno vogliamo dedicarlo a una delle cittadine più belle dell’Inghilterra, Bath. Così, dopo aver visto la Magna Carta saltiamo in macchina in direzione della famosa cittadina termale. Quando arriviamo la città è invasa di tifosi della locale squadra di Rugby. Indossano magliette dai colori bianco e blu e sono in ogni angolo della città. Dopo poco è quasi l’ora del fischio d’inizio e i tifosi cominciano a sciamare da ogni lato verso lo stadio. In pochi minuti la cittadina è di nuovo libera e magicamente vuota. 
Ci lasciamo trasportare dall’istinto e in un istante siamo nella bellissima The Circus, piazza perfettamente rotonda, da cui si accede all’ancora più bella Royal Crescent, un semicerchio di palazzi settecenteschi in stile georgiano che affacciano su uno splendido giardino verde smeraldo.  Ridiscendiamo la collina in direzione delle antiche terme. I Roman Bath, ci lasciano un po' delusi.  Lasciamo Bath illuminata di riflesso dai fari dello stadio e l’ultimo sguardo che le diamo è pieno d’incanto e dispiacere perché è già ora di andare.
La giornata si chiude con una cena tipica nel pub più sperduto del Somerset, a Wells dove incontriamo una coppia di anziani così entusiasti di parlare con dei forestieri che la birra e il cibo scorrono via veloci come le ore che ci separano dal prossimo giorno di viaggio. 

3’ Giorno
Da Wells a Padstow passando per Glastonbury e Boscastle
The Glastonbury Tor
Iniziamo a lasciare il Somerset e ad avvicinarsi alla Cornovaglia, la meta della nostra peregrinazione alla ricerca della vera Inghilterra. Poco lontano da Wells, dove la Cattedrale è carina ma non vale la pena fermarsi dopo aver visto quella di Salisbury, vediamo una torre in lontananza, ergersi solitaria su una collina. 
E’ la Glastonbury Tor, una delle bellezze del Somerset, un posto mistico dove c’è gente seduta a meditare, che sovrasta quella che anticamente era l’isola di Avalon. Tutto intorno infatti, ci racconta un altro inglese, tantissimi anni fa c’era il mare.

Il porticciolo di Boscastle
Siamo di nuovo in macchina alla volta di un piccolo villaggio di pescatori nel Nord della Cornovaglia, Boscastle. Il porticciolo è stretto dentro a un fiordo e la passeggiata che porta sulle scogliere circostanti è meravigliosa. Quasi a picco sul mare c’è un punto di avvistamento. Bussiamo e dentro ci sono due signore, due guarda costiere volontarie che ci mostrano la strumentazione per l’avvistamento e ci raccontano di avventure, relitti e leggende locali. L’aria che si respira è fresca, salata, il vento fischia forte e le nuvole corrono veloci su scenari naturali mozzafiato. 
Ripartiamo verso il borgo marino di Padstow dove ceniamo nel rinomato seafood restaurant di Rick and Jill Stein, che in paese hanno dato vita a più di un’attività economica legata alla pesca e ai crostacei. Vale la pena passare al pionieristico centro salva aragoste, la National Lobster Hatchery.

4’ Giorno
Verso Land’s End e Penzance, passando per Saint Ives
Veduta di Saint Ives
Partiamo da Padstow dopo la visita alla Lobster Hatchery, piove ma non ci importa, siamo contenti di proseguire il nostro viaggio on the road. Direzione Land’s End, l’estrema punta Sud occidentale della Cornovaglia e la fine dell’Inghilterra in quella direzione, ma non prima di una puntata a  Saint Ives. Meta del turismo estivo britannico è una cittadina di mare elegante, piena di negozi, ristoranti e gallerie d’arte. La baia è luminosa e il porto operativo. Con tutto che siamo fuori stagione a Saint Ives manca solo il sole per essere bella come una Posillipo o una cittadina delle nostre Cinque Terre. 
Land's End
Quando arriviamo a Land’s End lo scenario naturale delle scogliere e del mare è sempre superbo, ma lo scempio del complesso turistico costruito sulla sommità è davvero triste. Ci facciamo una passeggiata sulle scogliere in compagnia di decine di conigli che hanno colonizzato la zona e oggi sembrano essere i nostri unici compagni di viaggio. Lasciamo la terra della fine e lungo la strada ci fermiamo in un altro punto a picco sul mare, il Minack Theatre a Porthcurno. Il teatro è chiuso ma noi ci infiliamo in una stradina a picco sul mare dal quale si apre la vista dall’alto di una baia sabbiosa. 
Trireife House - Penzance
Ripartiamo in direzione della Trireife House, una  Manor House, grande casa signorile appartenente a una antica e nobile famiglia che con il B&B sta tentando di far fronte agli alti costi di manutenzione. Dentro sembra di essere in un film del settecento e il ragazzo che ci accoglie e suo padre sono due perfetti gentelmen inglesi di campagna. La colazione è fantastica nella sala d famiglia circondati da oggetti antichi, camini in marmo e posate d’argento. Anche qui siamo gli unici ospiti e i racconti dell’anziano proprietario che ci parla di avventure, lord e reali è assolutamente affascinante.

5’ Giorno
Da Polperro al Dorset passando per Saint Michael Mount
Un kite surfer sulle onde a Saint Michael Mount
Ripartiamo. Tira un vento incredibile e sul lungo mare davanti a Saint Michael Mount due kite-surfer coraggiosi si dilettano in salti mozza fiato sullo sfondo della versione Britannica di Mont Sant Michel in Francia. La marea è alta e l’isolotto non è raggiungibile. Scappiamo da questo vento e la meta è Gweek. Qui c’è il National Seal Sanctuary che vale la pena di una visita. Dentro trovano rifugio, cure e assistenza foche, leoni marini e pinguini. 

Polperro
E’ ora di dirigerci verso il Dorset dove faremo tappa prima di rientrare a Londra ma non prima di concederci un’ultima perla della Cornovaglia, Polperro. Anche qui c’è un’incredibile atmosfera fra terra, mare, case, porticciolo. Il villaggio è tutto concentrato intorno al porto, chiuso davanti da un bastione sul quale si rompono le onde alzando spuma bianca. Ci fermiamo in un pub ad asciugarci un po’ e via verso la nostra ultima tappa notturna, lo Smuggler Inn vicino a Weimouth.E' mattino e non ci resta che dirigerci verso Londra. 
Lasciamo la Cornovaglia sicuri che non dimenticheremo molto presto le sue distese verdi, le sue onde che si frangono violente sulle scogliere, il suo cielo in movimento e la sua gente di cuore!


martedì 17 novembre 2015

Seventeen activists charged with rebellion today in Luanda


After months of detention 17 young Angolan activists were charged today in court in Luanda with rebellion against the government. Their fault, according to the court, is they organized a reading of a US academic's book. In fact, the book they were reading back in June when the police captured them in Luanda is Gene Sharp's 1993 essay From Dictatorship to Democracy: A conceptual Framework for Liberation. The book compiles 198 nonviolent methods of action to combat dictatorial regimes.
That in the Angolan regime of president Eduardo Dos Santos was believed enough to arrest those readers on charges of planning a putsch.

Charges read out in court today included also "acts of rebellion, planning mass civil disobedience in Luanda and producing fake passports". The activist's lawyers defense told the freedom of speech was protected under the constitution.

During these last four months of detention, while a number of activists were on hanger strike, human rights groups across the world accused Angola's president Eduardo Dos Santos of using the legal system to crack down on critics after several activists were detained this year.

Dos Santos has maintiened peace since the end of the civil war in 2002 and overseen rapid economic growth. But his opponents also say he uses a well-funded military and patronage from oil sales to keep a grip on power. 

mercoledì 28 ottobre 2015

Nour Festival, where London meets North Africa and Middle East


The Royal Borough of Kensington and Chelsea in this end of October has the colours of North Africa and Middle East thanks to the endless cultural and artistic choices from the Nour Festival. 

Nour in Arabic means “light”, and this is a name usually given to either boys or girls. Light on the Arab culture, on its diversity, on its artistic production, as well as on its difficulties and wars, is what Nour Festival, now for the sixth time, is bringing here in London.

Kicked off on the 20th of October this festival is going to end on the 8th of November. Showcasing film, music, literature, poetry, performance and visual arts, Nour talks to visitors from a variety of different backgrounds, culture, countries exactly the population of this Borough full of people coming from all over the world. 

Nour, speaking in English to this crowd, is telling the richness of the Arab world. To miss Nour in London is such as miss the chance to understand London itself. 
Jhon McHugo's conference on Syria
Attending the lecture of an expert on the Syrian civil war, getting exited for the sound of an Iranian percussionist, be enchanted by the movement of a Lebanese dancer, just not to mention the taste of the food or the beauty of the art exhibitions, is something that gives the visitor the chance to open his/her mind and soul to a piece of world tired to be told  just for its crisis and wars.

Happy "light" to everybody, then!

giovedì 15 ottobre 2015

FROM AFRICA TO LONDON... …where the real jungle is!


Africa on the Square - Trafalgar Square
And finally it’s London! First impressions from someone brand new in town, but with an African background… I spent the last 8 years in African countries where the sun shine and the weather is good, but also where, for the 90% of the local population, what really matters the most, is just to try to survive another day.
African towns, despite the fast growth a number of those are witnessing, especially the ones that are capitals of Oil production Countries, are places dying to seem like brand new shining Dubai of the Continent. And that is what the governmental élites like! But what about the people?

Covent Garden
Actually, these are cities where, for most of the families, the real challenges of everyday life are definitely far from the londonians ones. Catch the tube on time, book a dinner at the very cool restaurant of the month, be the first one to get a new Iphone, get the last discount ticket for that show in Soho, taste the finest escargot in the smallest brasserie in town, are not exactly at the top of  the to do list of an average African citizen.

For an African middle class woman the first issue of the day is to find enough water for her family daily need. Eventually, is walking to the well, queuing and then go back home with a basket filled of water on her head or buy the yellow water tank from the guys who carries water around the slums.

A restaurant in Soho
Then it comes to the food. Water first, food if you are lucky! So, instead of going down the street and be overwhelmed by the bulimic offer of ready made food that drive you crazy when it comes the time to choose, “what if today I go for a soup, no better a salad, maybe a beagle, or sushi, just a sandwich, no rice and chicken, oh what if thai or vet, no Italian,…”  and the shock arrives when you realise it’s already time to go back to the office!

Well instead of having this food-trouble an African mother goes to the street market, get a cassava, go back home and start peeling it, cutting it into cubes and then reducing it in a flour she will later cook as a “polenta” for the one a day meal she’ll provide to her family.

Ndilo Mutima linhas zungueiras, linhas estéticas

Last but not least it comes to the health care. If you are sick in London, even if complaining about NHS service is a national sport, is a bit different from being sick in a place where the medical centre are run by unskilled people full of good will but bad training and this is not their fault, but it’s due to the extremely low level of the local educational institutions. It means that if you are in one of these boom African capitals to keep the health of your five or six or more children bite by a mosquito full of malaria or dengue you can either go to the hospital where other thousands of moms are there with their children waiting to be attended or try with the help of special herbs and, sometimes, of spells. So let’s try the trick “find the difference!”

A view of the City
First of all is the whether! Four seasons in a day and clouds running fast through the deep blue sky and then suddenly a drop of rain speaks for the others telling you “go back to your layers, water and cold are just around that corner!” But you don’t mind, because nobody does and that’s it! In London you soon learn life doesn’t stop because is wet. On the first day in town I saw in less then 2 hours: numbers of kids playing football under heavy shower; dozens of young ladies, naked white legs under light skirts and sneakers, naked long arms, naked bellies, perfectly comfortable at 15’ C; tons of cyclists riding their bicycles in the windy morning, in their summer t-shirts; baby child, bare feet, on their trolleys pushed by moms totally happy with their light dressed children in the humid gardens; quite a number of elegant clerks in their white shirts, no jacket, on their grey trousers, black shoes, ready for the office in the very cold early rushing hours.
I’m afraid this cold weather is highlighting my rheumatics’ pains, as much as is making me feel a bit sorry because, at the end of the day, I’m definitely enjoying this chilly days full of rain and humidity.

Then the colours…

It’s just a matter of colours! Yes, what comes first, as the greatest difference between this island and the enormous Africa, is all about colours. Back there my eyes were full of red, the African soil; of yellow, the shiny tiring hot sun; of dirty white, the dust covering everything and fluctuating in the air; of black, that dark in the people’s skin, in their deep eyes, in their curly hair.

Here, instead, is all about green! Gardens, grass, parks, trees. And grey: clouds, clothes, streets, drops of rain.

Is there any best colour in life? Is there a colour that is worth more then another? Is there a reason why anyone of those colours must have the number one place in someone’s life? No. I don’t think so. 

Primrose Hill 
That’s my answer! What does matter, to me, is just what that colour make you feel. And today here in London, I feel that, those days of my life back in Africa, when my eyes were so full of red, are part of my blood, red, of course! But I also feel that these greens and these shadows of grey are just willing to find a place in my red soul so full of sun and dust.






mercoledì 1 luglio 2015

Angola and the struggle between peace and democracy




Myself between children in Sambizanga - Luanda

After almost four years in Angola I’m very close to leave this country for good. 

When I first came here I tried to get a press visa in order to carry on with my job of investigating the different ways human beings use to live despite the difficulties due to either environmental or governmental issues.

I failed, most likely because this is not a very free press friendly country and that’s also why I decided to open this blog where I started publishing several stories from Angola reaching roughly  30 thousand page views in three years. 

In my blog I published stories related to a population that gained its independence from the Portuguese only 40 years ago and after that went through a violent civil war to decide who would have ruled the country, a war lasted 27 years, finished in 2002.

So far the Angolans have been in peace for only 13 years and this, as a matter of fact, is a post-war country still facing all the consequences linked with this status.

The consequences of the war are still affecting the population: landmines are disseminated in the countryside; thousands of people moved to Luanda, the capital, to look for a better and safer life and now are stuck in unhealthy slums; the great plantations of coffee and cotton were abandoned and all the industries, such as the sugar refineries, have been shut down leaving thousands of families without any chance to survive. 

The civil war also left the heritage of a dominant party system (MPLA) that is ruling the Country since 1975, with that "paternal way of ruling" that so much is appreciated by those whom are part of the dominant élite and by their internal and external stakeholders.



Nowadays the Mpla-isme, even if it is hard to say,  compared with the extreme instability spread all over the african continent, looks as one of the few ways to rule a Country that most of all wants to keep its hardly gained peace.   



Unfortunately, wherever we look in Africa: Libya, Tunisia, Egypt, Sud Sudan, Burundi, Somalia, Nigeria, Eritrea, just to mention a few Countries, we will easily find instability, refugees, illegal immigration, ethnic wars, religious issues, terrorist attacks, Isis, Boko Haram, Al Shabaab, and so on. 

As a foreign correspondent in Gaddafi’s Libya and as a witness of the end of that regime and bearing in mind what is going on since Gaddafi died, I’m wondering what will happen in this country if Josè Eduardo Dos Santos, the president of Angola reelected in the 2012 presidential election, who leads the Country since 1975, will do a step out to give room to the different voices from the opposition parties and from the civil society?

I am wondering what should be the costs of introducing in such a Country, by force from the outside or with a revolution from the inside, a real Democracy and a real multi-party system, not just one almost fake as the one in Angola nowadays.

This is a Country that  is clearly making its confidence grow and, after 500 years of colonialism, 27 years of civil war, is still savouring the taste of freedom and the one even sweeter given by the peace gained in 2002.  

So the question is: what does matter the most, is it the peace they are keeping even under an amount of "collateral social costs" or our idea of what a democratic country is? 

What I’ve learned here is that even though this is not the land of perfection and even though there’s an unfair distribution of wealth and even though here what is a basic human right, it is believed a privilege for an Angolan, for most of the angolan population a safe life, without weapons, blood and death, is more desirable than anything else. 


So today the reality is that Angola is one of Africa's major oil producers and a member of oil cartel OPEC since 2006. Most of angolan GDP comes from the oil sector, most of its oil is exported to either China or the United States. 

The country, which is also rich in diamonds, phosphate and iron is developing infrastructures and facilities in all its most important cities but, despite all these valuable resources, most of its population still live in poverty. This is something the Angolan economic partners and  international stakeholders must bear in mind when it comes the time to sign agreements with  Mr Dos Santos, because in Angola what is definitely needed now is  a real governmental commitment to change , but hopefully in the smoothest way possible.

venerdì 22 maggio 2015

Diamanti di sangue: il giornalista Rafael Marques ritira le sue accuse ai generali angolani

Copie del libro "Diamanti di Sangue" di Rafael Marques

Torna alla ribalta in Angola il problema dei "diamanti di sangue". A risollevarlo era stato nei giorni scorsi la notizia del rinvio del processo a carico di Rafael Marquez, giornalista angolano, colpevole di aver condotto fra il 2009 e il 2011 un'inchiesta sull'industria angolana dei diamanti che ha portato alla luce, attraverso testimonianze dirette, centinaia di crimini e violazioni dei diritti umani da parte delle società che si occupano dell'estrazione dei diamanti, alcune delle quali di proprietà di alcune personalità dell'esercito angolano. 

Il giornalista angolano Rafael Marques
Il processo più volte spostato su volere degli avvocati di entrambe le parti in vista di un possibile "accordo amichevole" ha avuto oggi una svolta.  Rafael Marques ha dichiarato in tribunale e riportato poi ai giornalisti della radio nazionale "di confermare quanto scritto nel libro relativamente alle violazioni dei diritti umani in quell'area e negli anni indicati ma di aver scoperto solo in seguito che i generali da me accusati non erano a conoscenza dei fatti riportati nel libro". E' da sottolineare che il giornalista rischia 9 anni di carcere per diffamazione.

Il giornalista alla domanda se intenderà ripubblicare il libro uscito ormai quattro anni fa ha risposto "no, non intendo ripubblicarlo ma andrò avanti con il mio lavoro di denuncia delle violazioni dei diritti umani".

I crimini legati all'estrazione dei diamanti sono riportati nel libro di Rafael Marques "Diamanti di sangue: corruzione e tortura in Angola" pubblicato in Portogallo nel 2011. L'opera è stata messa a disposizione del pubblico, gratuitamente su internet, lo scorso 24 Marzo dalla stessa responsabile della Casa editrice che lo ha pubblicato, Barbara Bulhosa, a capo delle edizioni Tinta da China. L'editrice ha scelto di farlo nel giorno in cui iniziava il processo a Rafael Marques in Angola "per appoggiarlo nella sua lotta", si legge in una nota diffusa dall'editrice.

Sia Marquez che la Bulhosa erano già stati portati in Tribunale, a Lisbona, con l'accusa di diffamazione avanzata dalla Società Mineraria di Cuango Ltda e da una società che si occupa della sicurezza delle miniere, la Teleservice. 
Nel febbraio del 2013 il Processo in Portogallo si è concluso con una vittoria dei due.  Il PM portoghese ha concluso che "la pubblicazione del libro rientra in un legittimo esercizio di un fondamentale diritto, costituzionalmente protetto, quello della libertà di informazione e di espressione". 


Quello di oggi è un accordo "extragiudiziale" fra le parti in causa in base al quale il giornalista ritira le sue accuse ai 9 generali citati nel libro. 

giovedì 14 maggio 2015

NU: fare luce sulla Setta della Luce e la misteriosa morte di poliziotti e civili a Huambo in Angola

Foto: Portalangop - Fedeli della Igeja da Luz sul Monte Sumè 

A chiedere chiarezza alle Nazioni Unite è il portavoce dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. La domanda è "cosa è successo veramente a Huambo lo scorso aprile durante il raduno di fedeli della Chiesa da Luz?". Il governo parla di uno scontro fra polizia e seguaci che ha portato alla morte di 9 poliziotti e 13 civili. La popolazione parla di più di 1000 morti. Ma facciamo un passo indietro.
Era il 17 aprile quando l’Agi, riprendendo una notizia dell’agenzia di stampa angolana Angop, riporta
l’uccisione in Angola, da parte dei membri di una setta religiosa, di 7 poliziotti.
La setta si chiama “Luz do Mundo” e il suo “profeta” e fondatore è un tale di nome Julino Kalupeteca, fuoriuscito dalla Chiesa Avventista del settimo giorno. Quest’ultimo, si legge nella stampa locale e riportano alcuni testimoni a Radio Mais, aveva annunciato ai suoi seguaci la fine del mondo e proposto loro di trasferirsi tutti sul Monte Sumé, nei pressi di Huambo, città dell’altopiano centrale dell’Angola, per prepararsi al grande evento.
Le testimonianze sono discordanti ma sembra che sul Monte si trovasse un vasto accampamento di persone, più di mille, tutte più o meno soggette alle prediche visionarie di Kalupeteca. La chiesa, che ha sedi nelle province centrali di Huambo, Bie', Benguela e Kwando Kubango era già stata chiusa lo scorso anno dal Governo angolano anche perché incitava i genitori a non mandare i figli a scuola. A Huambo, la setta stava infatti convincendo i ragazzi a non studiare.
Fonti governative nei giorni successivi all’accaduto hanno riferito che nel confronto fra polizia e seguaci della setta, sul Monte Sumè oltre a perdere la vita 9 poliziotti erano morti anche 13 civili.
A Huambo, dopo questi fatti, si sono recati alcuni politici angolani, in particolare alcuni rappresentanti dei pochi partiti all’opposizione, come il leader di Casa-Ce Civukuvuku. Dalle testimonianze raccolte risulta che le morti sarebbero state molte di più e se alcuni testimoni hanno parlato di un centinaio di morti, altri sono arrivati a contarne più di mille.
Il fatto di per sé è inquietante, soprattutto perché sull’argomento non si è più fatta chiarezza. I dati ufficiali rimangono quelli di 9 morti fra i poliziotti e 13 fra i civili.
Il rincorrersi di voci e testimonianze di un presunto massacro avvenuto sul Monte Sumè e della presenza di angolani ancora nascosti fra le grotte della montagna per paura di essere uccisi deve essere arrivato fino alle stanze delle Nazioni Unite dato che è di due giorni fa la richiesta, lanciata all’Onu da Rupert Colville, portavoce dell’ACNUDH, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, al governo angolano di “garantire una investigazione indipendente, pur essendo già partita un’inchiesta governativa, di quanto accaduto a Huambo”.
Il portavoce dell’Agenzia che si occupa di diritti umani ha riferito di “testimonianze allarmanti uscite nelle ultime settimane su un presunto massacro nella provincia di Huambo in Angola e poiché il numero delle vittime ancora non è stato chiarito, rimangono forti dubbi sull’accaduto”.
Dunque la richiesta al Governo angolano è quella di condurre un’indagine il più possibile “vera e rigorosa” sull’accaduto per sfatare dubbi su possibili “maniere forti” dell’esecutivo angolano di fronte a situazioni che riguardano la popolazione e che per varie ragioni sono sgradite al govern