Angola News

Loading...

mercoledì 1 luglio 2015

Angola and the struggle between peace and democracy




Myself between children in Sambizanga - Luanda
After almost four years in Angola I’m very close to leaving this country for good. When I first came here I tried to get a press visa in order to continue my job of investigating the many different ways the human being uses to carry on with its life despite the difficulties due to environmental or governmental issues.
I failed, this is not a nation we can call “journalist friendly”, and that’s why I opened my blog, africawildnews http://africawildnews.blogspot.com , where I published several stories from Angola, that reached roughly  30 thousand page views in three years. 
In my blog I published stories related to a population that gained its independence from the Portuguese only 40 years ago and after that went through a violent civil war to decide who would have ruled the country, a war which lasted 27 years. 
So far Angolans have been in peace for only 13 years and this, as a matter of fact, is a post-war country facing all the consequences linked with this status.
The consequences of the war are still affecting this population: landmines are disseminated in the countryside; thousand of people moved from their villages during the war years and headed to Luanda, the capital, to look for a better and safer life; the great plantation of coffee and cotton were abandoned and all the industries, such as the sugar refineries, shut down leaving thousand of families without any chance to survive. 
The civil war also left the heritage of a one dominant party system (MPLA), that for more then three decades has been leading the Country. The Mpla-isme, even if its hard to say for someone born and raised in a democracy, now looks to me as one of the few ways to run a Country that most of all want to keep its stability in the middle of a Continent on the brink of a breakdown. Unlikely, wherever you look in Africa, Libya, Tunisia, Egypt, Sud Sudan, Burundi, Somalia, Nigeria, Eritrea, just to mention a few countries, you'll easily encounter instability, refugees, illegal immigration, ethnic wars, religious issues, terrorist attacks, Isis, Boko Haram, Al Shabaab, and so on. The truth is that Angola has been ruled for 35 years by the same guy, Josè Eduardo Dos Santos (re-elected President in the last 2012 presidential election), just like a child in the hands of a father!
As a foreign correspondent in Gaddafi’s Libya and as a witness of the end of that regime and of what has been going on since Gaddafi died, I’m wondering what could happen in this country, by now, if this man will be dismissed?
Deepening day by day for the last four years my knowledge of Angola, I found myself thinking of what should be the costs of introducing in such a Country, by force from the outside or with a revolution from the inside, a real Democracy and a real multi parties system, not one almost fake as the one in Angola nowadays. This is a Country that  is clearly growing its confidence and, after 500 years of colonialism, 27 years of civil war, is still savouring the taste of freedom and the one even sweeter given by the peace gained in 2002.  So the question is: what matters the most? The peace or our idea of what a democratic country is? What I’ve learned here is that event though this is not the land of perfection and even though there’s an unfair distribution of wealth and even though here what is a basic right for me, it is believed a privilege for an Angolan, a safe life, without weapons, blood and death, is more desired than anything else.   
Today the reality is that Angola is one of Africa's major oil producers and a member of oil cartel OPEC since 2006. Most of angolan GDP comes from the oil sector, most of its oil is exported to either China or the United States. The country, which is also rich in diamonds, phosphate and iron is developing infrastructures and facilities in all its most important cities. Of course, despite all these Angolan valuable resources, most of its people still live in poverty and that’s something the Angolan economic partner and steackholders must push to a real change, but hopefully in the smoothest way possible. 

venerdì 22 maggio 2015

Diamanti di sangue: il giornalista Rafael Marques ritira le sue accuse ai generali angolani

Copie del libro "Diamanti di Sangue" di Rafael Marques

Torna alla ribalta in Angola il problema dei "diamanti di sangue". A risollevarlo era stato nei giorni scorsi la notizia del rinvio del processo a carico di Rafael Marquez, giornalista angolano, colpevole di aver condotto fra il 2009 e il 2011 un'inchiesta sull'industria angolana dei diamanti che ha portato alla luce, attraverso testimonianze dirette, centinaia di crimini e violazioni dei diritti umani da parte delle società che si occupano dell'estrazione dei diamanti, alcune delle quali di proprietà di alcune personalità dell'esercito angolano. 

Il giornalista angolano Rafael Marques
Il processo più volte spostato su volere degli avvocati di entrambe le parti in vista di un possibile "accordo amichevole" ha avuto oggi una svolta.  Rafael Marques ha dichiarato in tribunale e riportato poi ai giornalisti della radio nazionale "di confermare quanto scritto nel libro relativamente alle violazioni dei diritti umani in quell'area e negli anni indicati ma di aver scoperto solo in seguito che i generali da me accusati non erano a conoscenza dei fatti riportati nel libro". E' da sottolineare che il giornalista rischia 9 anni di carcere per diffamazione.

Il giornalista alla domanda se intenderà ripubblicare il libro uscito ormai quattro anni fa ha risposto "no, non intendo ripubblicarlo ma andrò avanti con il mio lavoro di denuncia delle violazioni dei diritti umani".

I crimini legati all'estrazione dei diamanti sono riportati nel libro di Rafael Marques "Diamanti di sangue: corruzione e tortura in Angola" pubblicato in Portogallo nel 2011. L'opera è stata messa a disposizione del pubblico, gratuitamente su internet, lo scorso 24 Marzo dalla stessa responsabile della Casa editrice che lo ha pubblicato, Barbara Bulhosa, a capo delle edizioni Tinta da China. L'editrice ha scelto di farlo nel giorno in cui iniziava il processo a Rafael Marques in Angola "per appoggiarlo nella sua lotta", si legge in una nota diffusa dall'editrice.

Sia Marquez che la Bulhosa erano già stati portati in Tribunale, a Lisbona, con l'accusa di diffamazione avanzata dalla Società Mineraria di Cuango Ltda e da una società che si occupa della sicurezza delle miniere, la Teleservice. 
Nel febbraio del 2013 il Processo in Portogallo si è concluso con una vittoria dei due.  Il PM portoghese ha concluso che "la pubblicazione del libro rientra in un legittimo esercizio di un fondamentale diritto, costituzionalmente protetto, quello della libertà di informazione e di espressione". 


Quello di oggi è un accordo "extragiudiziale" fra le parti in causa in base al quale il giornalista ritira le sue accuse ai 9 generali citati nel libro. 

giovedì 14 maggio 2015

NU: fare luce sulla Setta della Luce e la misteriosa morte di poliziotti e civili a Huambo in Angola

Foto: Portalangop - Fedeli della Igeja da Luz sul Monte Sumè 

A chiedere chiarezza alle Nazioni Unite è il portavoce dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. La domanda è "cosa è successo veramente a Huambo lo scorso aprile durante il raduno di fedeli della Chiesa da Luz?". Il governo parla di uno scontro fra polizia e seguaci che ha portato alla morte di 9 poliziotti e 13 civili. La popolazione parla di più di 1000 morti. Ma facciamo un passo indietro.
Era il 17 aprile quando l’Agi, riprendendo una notizia dell’agenzia di stampa angolana Angop, riporta
l’uccisione in Angola, da parte dei membri di una setta religiosa, di 7 poliziotti.
La setta si chiama “Luz do Mundo” e il suo “profeta” e fondatore è un tale di nome Julino Kalupeteca, fuoriuscito dalla Chiesa Avventista del settimo giorno. Quest’ultimo, si legge nella stampa locale e riportano alcuni testimoni a Radio Mais, aveva annunciato ai suoi seguaci la fine del mondo e proposto loro di trasferirsi tutti sul Monte Sumé, nei pressi di Huambo, città dell’altopiano centrale dell’Angola, per prepararsi al grande evento.
Le testimonianze sono discordanti ma sembra che sul Monte si trovasse un vasto accampamento di persone, più di mille, tutte più o meno soggette alle prediche visionarie di Kalupeteca. La chiesa, che ha sedi nelle province centrali di Huambo, Bie', Benguela e Kwando Kubango era già stata chiusa lo scorso anno dal Governo angolano anche perché incitava i genitori a non mandare i figli a scuola. A Huambo, la setta stava infatti convincendo i ragazzi a non studiare.
Fonti governative nei giorni successivi all’accaduto hanno riferito che nel confronto fra polizia e seguaci della setta, sul Monte Sumè oltre a perdere la vita 9 poliziotti erano morti anche 13 civili.
A Huambo, dopo questi fatti, si sono recati alcuni politici angolani, in particolare alcuni rappresentanti dei pochi partiti all’opposizione, come il leader di Casa-Ce Civukuvuku. Dalle testimonianze raccolte risulta che le morti sarebbero state molte di più e se alcuni testimoni hanno parlato di un centinaio di morti, altri sono arrivati a contarne più di mille.
Il fatto di per sé è inquietante, soprattutto perché sull’argomento non si è più fatta chiarezza. I dati ufficiali rimangono quelli di 9 morti fra i poliziotti e 13 fra i civili.
Il rincorrersi di voci e testimonianze di un presunto massacro avvenuto sul Monte Sumè e della presenza di angolani ancora nascosti fra le grotte della montagna per paura di essere uccisi deve essere arrivato fino alle stanze delle Nazioni Unite dato che è di due giorni fa la richiesta, lanciata all’Onu da Rupert Colville, portavoce dell’ACNUDH, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, al governo angolano di “garantire una investigazione indipendente, pur essendo già partita un’inchiesta governativa, di quanto accaduto a Huambo”.
Il portavoce dell’Agenzia che si occupa di diritti umani ha riferito di “testimonianze allarmanti uscite nelle ultime settimane su un presunto massacro nella provincia di Huambo in Angola e poiché il numero delle vittime ancora non è stato chiarito, rimangono forti dubbi sull’accaduto”.
Dunque la richiesta al Governo angolano è quella di condurre un’indagine il più possibile “vera e rigorosa” sull’accaduto per sfatare dubbi su possibili “maniere forti” dell’esecutivo angolano di fronte a situazioni che riguardano la popolazione e che per varie ragioni sono sgradite al govern    

lunedì 11 maggio 2015

Doença desconhecida causa morte em Luanda





As mortes misteriosas de cerca de 20 crianças entre 9 e 12 anos ocorridas, dentro de uma semana, na área de Cacuaco, perto de Luanda, está semeando um sentimento de medo entre a população da capital angolana. (Portalangop)
Alguns pais de crianças que morreram entre o final de Abril e o início deste mês, entrevistados para a local Rádio Mais, relatam sintomas semelhantes aos da malária. Neste caso as crianças morreram em dois dias, alguns até mesmo como eles estavam sendo levados para o hospital.
Autoridades locais de saúde neste momento estão em silêncio. Os dados sobre 20 mortes referem ao período a partir do 30 de Abril atè o 5 de Maio. Infelizmente, não há outros números ou estatística publicados. Extra-oficialmente, como algumas testemunhas relataram, as emergências dos hospitais estariam gravando outros casos de mortes suspeitas e até agora inexplicável. Como relatado por uma testemunha de retorno de um centro médico na área de Catinton, em Luanda, tem outros meninos falecidos depois de eles ter acusado dor abdominal e febre.
Apesar de tudo isso, continua a ser um facto que o paludismo, de acordo com dados publicados neste 21 de Abril pelo Programa Nacional de Controlo da Malária, mata acerca de 16 pessoas por dia em todo o país.(Sicnoticias)

De acordo com dados divulgados desde o último relatório, o país registra 3.000.000 de casos de malária por ano em uma população aproximada, os dados sao do último Censo, de 24,3 milhões de pessoas, para um total de 6000 falecidos por ano.

Il mal di pancia killer di Luanda




La misteriosa morte di circa 20 bambini fra i 9 e i 12 anni avvenuta nel giro di una settimana nella zona di Cacuaco, poco lontano da Luanda, sta seminando un certo sentimento di paura fra la popolazione della capitale angolana.(Portalangop)
Alcuni genitori dei bambini deceduti fra fine aprile e i primi di questo mese, intervistati alla locale Radio Mais, riferiscono di sintomi simili a quelli della malaria. In questo caso però, i bambini, sono morti nel giro di due giorni, alcuni addirittura mentre venivano portati in ospedale.
Le autorità sanitarie locali per il momento non si pronunciano. I dati relativi alle 20 morti si riferiscono al periodo dal 30 aprile al 5 maggio. Purtroppo non sono stati pubblicati altri dati ufficiali. 
Ufficiosamente, secondo quanto riportano alcuni testimoni, le emergenze degli ospedali starebbero registrando altri casi di morti sospette e fino ad ora inspiegabili. I bambini, secondo quanto riporta una testimone di ritorno da un centro medico della zona di Catinton a Luanda, riferiscono di accusare dolori addominali e febbre. La morte sopraggiungerebbe in soli due o tre giorni.
Rimane un fatto che la ben nota malaria, considerata in Angola una emergenza nazionale, già di per se, secondo i dati pubblicati lo scorso 21 aprile dal Programma Nazionale di Controllo della Malaria, causa 16 morti al giorno in tutto il Paese. 
Secondo i dati diffusi dall’ultimo rapporto di questo ente (Sicnoticias), il Paese registra 3 milioni di casi di malaria l’anno su una popolazione approssimativa, dati dell’ultimo Censimento, di 24,3 milioni di abitanti, per un totale di circa 6000 morti da malaria l’anno. 


venerdì 8 maggio 2015

Angola: em Milão Expõ-e a beleza em Luanda Expõ-e o lixo




Enquanto em Milão a Angola brilha dentro dum pavilhão que conta as maravilhas do País, aqui na capital a disparidade entre uma parte rica e limpa de Luanda, aquela da Marginal e da Cidade Alta, e a parte pobre e empoeirada, o noroeste a partir do fim de Miramar indo na direção do bairro Sonangol, é algo que deixa sem palavras.


O que è que està acontecendo? Algum aqui esqueceu-se que existe uma vasta parte da população que vive numa lixeira a céu aberto? Montanhas de lixo estão se acumulando desde o início de 2015, cada vez mais raramente são avistados os camiões de recolha do lixo.

Os moradores naquele lado da cidade explicam que há um problema com a recolha do lixo devido mesmo as empresas que se ocupam disto com o governo de Luanda. Parece que o governo não está pagando devidamente por seus serviços. Por outro lado, parece que o governo não está pagando porque as empresas não estão fazendo a coleção do lixo como deve ser feito.


Seja qual for a razão, milhares de pessoas em Luanda estão vivendo em condições higiênicas extremamente perigosos para a saúde. Apesar de tudo a vida continua nesses bairros,mais uma chamada de atenção è pelo menos justa! 

martedì 28 aprile 2015

ANGOLA EXPO': INTERVISTA ESCLUSIVA AD ALBINA ASSIS AFRICANO




Foto di Eduardo Pedro - Albina Assis Africano alla Conferenza stampa di presentazione dell'Expò Angola a Luanda 

"E' meglio il funji di un hamburger" parola della Commissaria dell'Expò Angola che definisce Milano "la nostra porta sul mondo" 


Luanda. Mancano due giorni all'inizio dell'Expò e anche l'Angola, come il resto del mondo è pronta a dare il via a questa avventura tutta italiana alla ricerca di soluzioni innovative nel settore dell'alimentazione. 
Le ultime settimane prima della partenza della delegazione angolana sono state frenetiche, con un team di persone che ininterrottamente si sono dedicate a prepararsi per questo importante evento. Giovani e meno giovani, riuniti nella sede temporanea dell'Expò Angola, gli spazi di un ex-convento delle Clarisse a Luanda, a due passi dalla nuova imponente Assemblea Nazionale, hanno dedicato tre ore al giorno allo studio dell'italiano e il resto del tempo a definire documenti, a mettere a punto l'agenda degli spettacoli che accompagneranno i sei mesi in Italia, a stampare presentazioni, a coordinare la logistica nell'invio di opere d'arte e artigianato locale e a impacchettare gadjet come piccole galinhas da mata di cartapesta o bustine di chà de caxinde, il salubre tè locale o cartoline che consentono, utilizzando uno smartphone, un viaggio virtuale nel padiglione Angola. 
Non è stata meno attiva la commissaria dell'Expò Angola, Albina Assis Africano, che è anche la prima donna a presiedere la Commissione che riunirà i commissari di tutti i paesi presenti all'Expò di Milano. 
Persona energica e spontaneamente simpatica, Albina, ex Ministro dell'economia, ci ha rilasciato un'intervista proprio poche ore prima di imbarcarsi per Milano, dove con l'entusiasmo di sempre, ha voluto raccontare cosa ha significato organizzare la partecipazione dell'Angola all'Expò.  

Foto di Francesca Spinola - Galihans da mata in carta pesta pronte a partire per l'Italia

1) Quando è iniziato il lavoro della Commissione Expò Angola

La Commissione si è formata a fine 2011 e ha iniziato a lavorare all'inizio del 2012

2) Dopo anni di lavoro, ora restano poche ore, con quale spirito andate in Italia?

Ci sentiamo incoraggiati dal fatto che il nostro padiglione è pronto e entusiasti di mostrare al mondo quello che l'Angola è in grado di offrire, ma ci sentiamo anche eccitati dall'idea di quanto scambio, cooperazione, sinergie potranno nascere fra la nostra cultura e quella degli altri Paesi che partecipano all'Expò.

Foto di Francesca Spinola - Quadri da spedire in Italia
3) Quali sono state le principali difficoltà incontrate sino ad ora?

Prima difficoltà, che in Italia il livello di vita è molto alto e questo ha determinato dei costi elevati. Poi, rispetto ad altre Expò cui abbiamo partecipato, come quello di Spagna o della Corea, alcune difficoltà ad ingranare, almeno all'inizio. Di buono c'è stato che dal punto di vista della comunicazione, questa non è mai mancata, abbiamo sempre avuto i necessari riscontri da chi di dovere

4) Come è stato lavorare con gli italiani?

Non mi piace fare paragoni, ma forse questa volta mi è sembrato che il processo di crescita dell'Expò, le fasi iniziali, siano state molte lente, dovuto a vari problemi. Noi eravamo abituati ai paesi asiatici dove l'organizzazione di questo tipo di eventi è rapida ed efficiente. Con il tempo però le cose sono migliorate e grazie al "Country Office" dedicato all'Angola, divenuto ben presto il nostro "focal point", abbiamo evaso tutte i nostri dubbi e abbiamo trovato la massima disponibilità. Diciamo che a volte erano loro da Milano a metterci sotto pressione, altre eravamo noi da Luanda a chiedere risposte e informazioni. Abbiamo stabilito un compromesso straordinario che ci ha portato avanti fino ad oggi e che sperò ci accompagnerà fino alla chiusura dell'Expò. 

Foto di Francesca Spinola - Opera d'arte pronta per andare in Italia
5) In Italia e in Europa ancora resistono molti stereotipi legati all'Africa e c'è anche molta ignoranza. In pochi sanno dov'è l'Angola, per esempio. Come pensate di combattere questi pregiudizi?

E' vero, l'Africa è ancora vista come la terra della povertà, come una savana piena di animali selvatici. Ma di questo i responsabili sono in gran parte, a mio parere, i mezzi di comunicazione sociale, che faticano a presentare un'Africa che cresce, l'Africa delle cose belle, dello sviluppo e dell'innovazione. L'Angola è da tre anni che non ferma la sua crescita nella pace e nell'unità del popolo, ma questo non emerge. Solo chi ci vive in Angola può raccontare la straordinaria crescita che sta vivendo il paese giorno dopo giorno. Con il nostro padiglione mostreremo come l'Angola sia ormai un paese aperto al mondo e come amo dire il nostro Padiglione sarà la porta dell'Angola aperta al mondo.

Foto di Francesca Spinola - Cartolina per viaggio virtuale nel Padiglione Angola

6) Il vostro tema centrale per l'Expò 2015 è: "Alimentazione e cultura: educare per innovare", ma educare chi? Gli europei, gli africani, tutti? 

No, educare i giovani, le nuove generazioni. Vogliamo educarli ai principi di una alimentazione sana che riparta dalla tradizione e la rilanci in modo innovativo. Vogliamo che i giovani capiscono che la sostenibilità alimentare comincia dal pesce, mangiato con un po' di manioca e verdura, il nostro funji e la nostra kizaka, al posto di hamburger e che non c'è niente di più sano e sostenibile di un rosso d'uovo mescolato a del miglio, al posto di una merendina. Innovare partendo dalla tradizione, è questo il messaggio che vogliamo passare.