Angola News

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giovedì 23 maggio 2013

KAZA Transfrontier Conservation Area: l'Africa da sogno



Oltre all'Africa delle guerre e degli interventi militari francesi, delle bombe contro i cristiani e delle carestie c'è un'Africa terra madre, selvaggia, vera, ricca di piante, molte endemiche, di animali, liberi come non se ne vedono più altrove, di cascate senza fine e di pura e semplice avventura. 

Quest'Africa, quella bella, quella di cui ci si ammala, fatta di terra rossa e alberi secolari, di una ineguagliabile varietà di specie animali e di piante, oltre che di gente semplice e di colori, oggi stanno cercando di rimetterla insieme, in un modo che la renda fruibile a chi non ha avuto ancora la fortuna di incontrarla, cinque governi di cinque paesi confinanti, uniti dalla stessa voglia di conservare, famosi, chi più chi meno, per passate storie di guerre fratricide e non solo: Angola, Botswana, Namibia, Zambia e Zimbabwe.

Il loro sforzo congiunto ha dato vita nel 2006 alla Kavango Zambesi Trans Frontier Conservation Area, meglio conosciuta come KAZA TFCA. A sette anni dalla sua istituzione, quest'area, che si estende fra i confini dei cinque Paesi citati, lungo le rive dei fiumi Okavango e Zambesi, e che copre circa 520.000 chilometri quadrati, uno spazio pari al territorio francese, è diventata il più grande Parco protetto del mondo. 

Il KAZA oggi è ancora poco conosciuto, per problemi di varia natura, da quelli organizzativi e logistici, agli infrastrutturali, politici, storici, basti pensare all'area angolana ancora in fase di sminamento, ma un domani, a ben guardare molto vicino, questo cuore d'Africa australe, sarà meta di grandi viaggi, proprio come ora lo sono Namibia e Sud Africa. 

Basti pensare che questo enorme parco è culla della più grande popolazione di elefanti del continente africano. Paradiso degli amanti della natura, il KAZA contiene e nutre una grande varietà di specie. Oltre ai cosiddetti "big five", il leone, l'elefante, il bufalo, il rinoceronte e l'ippopotamo, sono di casa qui ghepardi, rinoceronti neri, licaoni, antilopi, avvoltoi, per non parlare delle 3000 diverse specie di piante, di cui 100 endemiche e delle circa 600 diverse specie di uccelli caratteristici dell'Africa meridionale fatta di foreste e zone umide. 

Il bello del Kaza, visto non solo come un'enorme area transfrontaliera, ma come un esempio da seguire, è che da parco ha il potere di trasformarsi in sogno che si realizza, quello degli uomini che si uniscono invece di uccidersi, delle frontiere che vengono abbattute invece che costruite, degli ideali che vengono esaltati invece che calpestati e tutto in nome di qualcosa che non ha confini, proprio come il Kaza

venerdì 12 aprile 2013

MINE: Surviving the peace in Angola



Angola is the third Country in the world for mine contamination and its Moxico province is one of the most contaminated. In Angola is still too easy to see everyday a considerable amount of people without a leg or an arm, or in anyway wounded by the explosion of mine.
The International Mine Awareness Day, which took place on April 4, is an important reminder for Angola that the work of de-mining is active throughout the country, whether by NGO’s like MAG and Halo Trust and NPA and DCA or by the Angolan Military or the Angolan government, or private agencies.
Angola has also celebrated 11 years of peace. Long after the war is over, some weapons wait underground for years, a lurking threat. As one of the world’s most heavily land-mined countries, Angola still has over a decade of de-mining ahead of it. 
At the Viking Club, on Thursday April 11, the Angola Field Group,  presented a short film  “Surviving the Peace, Angola”, about an Angolan girl, Minga, who played with a landmine. The film gives a close-up look at de-mining in Moxico province and gives an idea of the tragedy caused by the mine explosions.

The presenter, Tony Fernandes, Technical Operations Manager/ Senior Manager in Country for MAG Angola, the NGO de-mining in Moxico province, told that the average number of wounded people by land mine is in Angola close to 1 million. 
So far the angolan province affected by the presence of mine are: Malanje, Benguela, Huambo, Biè, Moxico, Kuando Lubango.
Answering to a question on how much time is needed to definitely clean the fields from the mine in Angola, Tony Fernandes said he strongly belives that the more the governments, Ngos and private sector invest and spend money for the de-mining activity the faster the fields will be cleaned by the mines. 
MAG, Mines Advisory Group, is a British-based Non Governmental Organization based in Manchester, UK, founded in 1989 and has had de-mining operations in over 35 countries. source: Angola Field Group


giovedì 11 aprile 2013

ARTE: gli incantesimi di Ricardo Paula in una mostra a Luanda



La poliedrica Luanda non è fatta solo di pioggia e fango ma anche di arte e cultura.
Nel quadro delle sue iniziative artistiche l'Istituto culturale portoghese Camoes (Av. Portugal, 50 - Luanda), ha aperto ieri la mostra del pittore angolano di nascita, ma portoghese di discendenza, Ricardo Paula.

"Magias ou o azul do chào do céu" che si traduce più o meno con un "incantesimi o pavimento blu del cielo", questo il titolo della mostra di quadri che resterà aperta fino al 30 Aprile negli spazi espositivi dell'Istituto culturale portoghese.


Nelle sue opere, come figure che emergono dai sogno del mattino, quelli di cui rimangono sprazzi di immagini nella memoria, visioni sfumate, imprecise ma vivide nei loro colori, bambine, animali, paesaggi, donne, tutto si fonde in una nuvola di oro e celeste.

Designer di formazione, nato a Luanda nel 1964, di certo fuggito nel 1975 quando gli angolani hanno cacciato i portoghesi da secoli dominatori in Angola, Ricardo Paula è rimasto con la saudade della sua terra d'infanzia. 


Questo spaesamento, questa frattura, emerge dalle sue tele dove le bambine hanno le treccine africane ma giocano con bambole europee, le cascate di Kalandula o le colline verdi e le piante tropicali trovano una nuova vita, così rivisitate dalla memoria e dalla nostalgia. 

I verdi, i celesti, la foglia d'oro che illumina ogni sua tela lascia un senso di cose perdute e ritrovate, di memorie ricostruite, di storie passate "dagli occhi, alla testa, al cuore per finire nella mano" come lo stesso autore spiega raccontando da dove nasce la sua ispirazione.

martedì 9 aprile 2013

LUANDA: il Dia da Paz e da Chuva



Non per battere sempre dove il dente duole ma per far capire ai miei lettori la verità delle "due Angola" che con questo blog tento di raccontare, voglio pubblicare la storia del Dia da Paz e da Reconciliacao em Angola.

Occorso il 4 di Aprile scorso, il giorno della pace, cosa bellissima da festeggiare, è stato anche un giorno di pioggia, non ancora di vera e propria pioggia tropicale come quella dei giorni immediatamente successivi e in particolare del 7 novembre. 

L'acqua veniva giù a secchiate e subito si è intuita la gravità dei danni che stava provocando quando la principale arteria di collegamento con la città, la Samba, è stata chiusa per eccesso di fango.


Nonostante il mal tempo, sulla collina dove sorge la Fortaleza di Sao Miguel, ex Museo Nazionale di Storia Militare, è stato inaugurato in pompa magna il nuovo Bandeira-Monumento, un'asta di 75 metri di altezza e 25 tonnellate di peso, su una base di 2,5 metri di diametro per 200 metri cubi di cemento. La bandiera che vi sventola sopra, imponente e bellissima con i suoi colori nazionali, il rosso, il giallo e il nero, è lunga18 metri, larga 12 e pesa 40 chili. 

E' tutto giusto, celebrare il clima di pace e riconciliazione nazionale, ed è affascinante questa bandiera che si scorge da ogni angolo della città ma, sempre per non dimenticare nell'ombra l'altra faccia della realtà, fa male guardarla sventolare dalle strade disastrate dalla pioggia dei quartieri poveri di Luanda.


Lì non sono passate delegazioni presidenziali nel dia da paz e non sono state issate bandiere, non si è a dire il vero neanche inviato autocarri a succhiare le migliaia di litri di acqua nera che hanno inondato le stradine fra le baracche.


In quel giorno e in quelli successivi, non per colpa del governo e non per colpa di qualcuno in particolare, sono morti 9 bambini e circa 15 persone risultano ancora disperse.

E' anche per loro, gente che muore per una pioggia tropicale, che continuo ad avere voglia di raccontare le due facce di una stessa medaglia. 

Una questione di etica professionale



Quando si scrive da un paese come l'Angola, soprattutto dopo aver lavorato come corrispondente per tre anni da un Paese come la Libia di Gheddafi, si fa fatica a conciliare la sicurezza propria e della propria famiglia con la voglia di raccontare come stanno davvero le cose, ma lo si fa lo stesso.

Io di Angola scrivo dall'Angola, come di Libia scrivevo dalla Libia e di Algeria, anni prima, dall'Algeria, cosa che a un neofita può sembrare normale ma che nel giornalismo italiano spesso non lo è. Si scrive di Siria dalla Turchia e di Israele dal Libano, come di Africa si scrive sempre dalle redazioni di Roma e Milano.  

Io inoltre scrivo, e questa è la faccia buona di una medaglia che si chiama disoccupazione, senza dover rispondere a linee editoriali di alcun editore, che in poche parole significa che sono libera di raccontare tutto ciò che vedo, ma che nessuno mi paga per questo. 

Dunque quello che scrivo lo scrivo solo per amore di verità, per coerenza e perché appartengo a un ordine, quello dei giornalisti professionisti, che mi impone un'etica professionale. 

Questo preambolo per accennare al fatto che di Angola, dove l'Italia sta sviluppando forti interessi data la presenza dell'Eni, c'è chi parla e scrive non dall'Angola, ma scrivendo come se lo fosse, e non per dovere di cronaca, ma, ahimè, per altri motivi che lascio al lettore intendere.

Da mesi leggo con interesse e spesso con stupore il blog, Orizzonte Duemila, di un signore di nome Alessandro Cavaglià. 

Costui, di cui apprezzo la scrittura fluida e lo stile da cronista,  sotto titola il suo Blog "Angola e Mozambico - Paesi che vogliamo conoscere meglio". Fino a poco tempo fa, almeno fino a quando l'Eni non aveva iniziato le sue esplorazioni in Mozambico invece, la testatina riportava "Angola e Vietnam, paesi che vogliamo conoscere meglio". 

Fin qui tutto bene, ma perché vogliamo conoscere meglio questi Paesi e chi è questo signore per darci le sue notizie su queste due nazioni? 

Nelle "note personali" del suo Blog, Cavaglià non si dilunga e scrive solo di appartenere a una non ben definita "press agency". Mi domando pertanto press agency di chi o di cosa o di quale azienda o governo, ma non è specificato. Nulla di male, fin tanto che le notizie che Cavaglià pubblica cominciano a somigliare impressionantemente a quelle dell'Agenzia di stampa nazionale angolana, la voce del governo. 

Inoltre, scopro che spesso il tono delle notizie non è solo di parte, quella del Partito al governo, l'MPLA e quella del Presidente angolano e della sua famiglia, i Dos Santos, ma arriva addirittura all'esaltazione di personalità dal dubbio passato e dall'altrettanto dubbio presente del governo angolano fino a diventare il microfono della figlia del presidente, la bella Isabella Dos Santos, in uno degli ultimi post in cui riporta il panegirico che la donna fa di se stessa all'agenzia di stampa portoghesa Lusa. 

Incuriosita da tanta "vontade" di raccontare con gli "occhiali rosa" un Paese che solo in parte assomiglia a quello descritto da Cavaglià, faccio qualche ulteriore ricerca sull'illustre blogger e scopro che il signore è un giornalista dell'Agi, l'Agenzia Giornalistica Italia. 

L'Agi è una delle principali agenzie di stampa italiane, creata da Mattei per contrastare certe campagne stampa anti politiche petrolifere italiane dell'epoca ed è da sempre controllata dall'Eni. 
In poche parole l'Agi fa gli interessi dell'Eni, che fa gli interessi del Governo italiano. Nulla di male, da un certo punto di vista, ma il male sta nel non dichiarare chiaramente a chi legge da che parte si sta. 

Se compro l'Unità, so che tono avranno gli articoli di politica interna, come lo so se ascolto il TG5. Come lettore, anche di un blog, ho il diritto di sapere chi mi scrive e perché lo fa. Caro Alessandro Cavaglià, il cui nome compare nella lista dei giornalisti Agi accreditati niente di meno che alla Camera dei Deputati, non sarebbe più onesto e più trasparente scrivere in testa al suo blog che racconta di Angola e Mozambico perché li vi opera il suo editore e perché essendo il suo editore l'Eni ha di che giovarsi di una informazione rassicurante su paesi e governanti che sul terreno tanto rassicuranti non sono? 

Lo so che gli italiani hanno la memoria corta ma non dimentichiamoci di come è andata a finire con Gheddafi, prima brutto e cattivo, poi Leader presentabile, infine sanguinario da bombardare. 

Passare per un blogger che disinteressatamente racconta due Paesi quando invece si è un giornalista di una nota agenzia di stampa non lo trovo corretto. Lasci che il compito di raccontare l'Angola con la lente dell'ottimismo lo assolva la sua illustre collega accreditata in Angola come corrispondente Agi, ci facciamo più bella figura tutti! 

sabato 9 marzo 2013

ART IN LUANDA: MAMPUYA COLORFULL MESSAGE




First is light blue, than is dark blue, followed by yellow, orange, red and so on going in circle from one side to another of a white canvas, never changing this sequence. No sketch before, no draft ideas, just a big white surface in which the artist, “as a small God” give birth to something unique and special: an artistic creature, one more picture. 

This is how GUILHERME MAMPUYA use to work. The canvas is on a table in a room of his house/gallery in Zango 0, a new building area in Luanda, where he is working at his last collection of pictures requested by two main local institution, a National Bank and a Governmental Office.

Guilherme Mampuya is an angolan artist very well known in the Country and abroad. He was born on the 4th of November 1974 in Huige, in North Angola.  He lives and paint in Luanda where he has his ateliér. He won the Ensa Arte Award in 2008 and in 7 years of painting he has done 15 Individual Exhibitions in Luanda, Lisbona and Bruxelles.

I’ve been passioned about art since I was five years old. My first artistic work is a wooden sculpture of a horse. I made it in Moxico. I was drawing very well when I was in primary school, but after it my parents sent me to study law. I didn’t like it even if I became a lawer, but I always wanted to paint. For this reason I left working for the government and started to paint” said Mampuya while he was showing us his drawings. 



In his paintings Mampuya, a nearly fourty years old goodlooking guy, likes to go from abstract to figurative leaving to the observer the chance to find what is hide in the work. So suddenly a face pop up from the caos, or a traditional music instrument, or an animal or other symbols of angolan culture and traditions. Then, staring at the pictures and leaving your mind feel relaxed and free, the message hide in each picture comes out from the colours explotion and you can see  a warrior from the north regions or a lion roaring at a buffalo, a wooden traditional mask transformed through a shower of colors, an imbondeiro fruit or the Rehina Nzhinga profile.



Today Mampuya is a smiling happy person with a nice family and the wish to tell a new Angola peacefull and free, but the past is just around the corner.

When I was young there was a civil war in Angola and it only ended in 2002 when I started to paint. Logically in my first drawings you can see the civil war. In all my works I was representing people in war, sad women, orphans but later, with the time, I decided it was better to forget the past”. “Life goes on" Mampuya repeats a number of times while he’s telling us his story. 

 “Nowadays we live in a society – he went on saying - where there is a lot of pressure. Painting, Music, Theatre, Cinema can help people to cool down, to relax. After an hard work day going home, you can look at your picture on the wall and feel good getting lost in the fantasy the artist has created for you. Painting is giving people a fantasy.”



While his wife is feeding his last son, the third one, Mampuya shows us his huge house that in few months will become a Personal Art Gallery.

"In Angola - is Mampuya's conclusion - artists are free to express themselves but there are no Art Schools, just few Art Galleries and no people who want to invest money in this field.

 Helping Art to find its sunny place in Angola looks to be Mampuya's future challenge in order to sensitize people understand the importance of culture for the growth of a society.



giovedì 7 marzo 2013

Lo Sturm und Drang angolano



Dalla raiva, la rabbia, possono nascere cose buone”. A dirlo è  Muamby Wassaky uno stilista di moda, pittore, artista plastico angolano che fa parte di un movimento di giovani che a Luanda cercano attraverso l’arte di esprimere i loro sentimenti e le loro frustrazioni. Muamby somiglia a Bob Marley nei tempi d’oro. E’ alto e porta con stile i suoi capelli rasta, lunghi,  annodati dietro la nuca. Le sue creazioni nascono da un’opera di sperimentazione dove il gusto della tradizione, le stoffe africane e i nuovi tessuti si incontrano e si fondono dando vita a pezzi unici.


Muamby non ha un posto dove vendere, ma uno dove creare si e si chiama Elinga Teatro. Questo posto è una delle fucine più vibranti per giovani artisti con qualcosa da dire piano o a gran voce, ma sempre in modo creativo. Musica, danza, teatro, pittura, scultura trovano all’Elinga un punto di incontro. Inaspettatamente gestito da un consigliere del Presidente angolano, anch’egli artista, un drammaturgo, questo luogo pieno di fascino all’interno di un palazzo di epoca coloniale, si trova nel cuore della città, stretto fra i cantieri delle nuove costruzioni che la stanno  strangolando. 


La “raiva”, per essere tutti figli di una eterna guerra civile, per aver perso familiari o pezzi di corpo sopra le mine, per non avere scuole dove formarsi alla tecnica dell’arte, per non riuscire a mantenersi con il proprio lavoro, qui trova espressione sui muri, nei murales dove la protesta si fa leggere e si fa guardare, sul soffitto da cui pendono impiccati di cartone, dalle opere pittoriche e dalle maschere tradizionali rivisitate con pezzi arrugginiti di carri armati e ferraglia di guerra…


In questo ambiente ha trovato uno spazio creativo Muamby. Qui, nel suo atelier di fronte al mare taglia, cuce, dipinge e si fa conoscere.
La madre voleva che facesse l’agronomo e lo mandò a studiare a Cuba nel 1974. Quando tornò in Angola nel 1992 era tempo di guerra e nel momento in cui si trattò di fare esperienza sul terreno, “i campi erano pieni di mine” racconta lui stesso. 


Nel 1997, sempre inseguendo i sogni di sua madre e non ancora il suo, entra nel corpo forestale, ma subito si rende conto di non essere soddisfatto. Comincia a creare oggetti con le bucce del cocco. Nell’atelier c’è una borsetta di cocco fatta da lui 15 anni fa, non è in vendita, gli ricorda da dove ha iniziato. Comprava cocco e faceva sculture, busti, borse. Andava per strada e raccoglieva materiali buttati via. 


Nell’atelier è conservata una porta in vetro dell’Hotel Tropico, completamente ricoperta di pittura. “Demmo vita a una mostra chiamata “Porte aperte”. Era l’inizio di questa avventura creativa. Le sue opere si vendevano, così decise di lasciare del tutto l’agricoltura. Anche nel settore dell’arte però Muamby si accorge che è molto difficile. 


Ci sono artisti “ufficiali” conosciuti e sponsorizzati dal governo, fare breccia non è facile. E’ da lì che inizia a cucire, a fare qualcosa di diverso, a creare vestiti, forse ispirato dalla mamma, sarta, alla quale “ruba” la prima macchina da cucire. E’ il 2001 e lui è totalmente autodidatta.  Nel 2002 fa il primo defilèè di moda e nel 2003 presenta una sfilata a Moda Luanda. E’ un evento internazionale e vince il premio che lo fa conoscere. Non smette più di dedicarsi alla moda. Nel 2005 vince un altro premio e oggi è stato ingaggiato dalla TV privata Zimbo per creare i costumi di una miniserie sulla Rehina Nzinga, eroina angolana del 1600, che andrà in onda il prossimo anno. Lo abbiamo intervistato nel suo atelier, che da qui a poco si trasferirà negli studi televisivi della Zimbo.

La tua arte ti fa sentire libero?

Si, mi piace fare quello che faccio. Essere artista è essere libero, è sentire questa libertà di esprimersi.

Quali sono state le principali difficoltà incontrate per esprimere la tua arte.

Molte. Primo, non avere una formazione nel settore, non avere i materiali per confezionare i vestiti, non avere accessori. Altro problema è vendere i prodotti. Qui si trovano molti vestiti già fatti. I miei vestiti sono più cari. Non ho un luogo dove vendere, ho un posto dove cucire, ma non dove vendere. Le persone non hanno l’abitudine di comprare cose fatte su misura.

Nel Teatro Elinga i giovani artisti possono esprimere liberamente il loro dissenso, la loro rabbia?

I giovani hanno sempre qualcosa contro, il male è quando non possono esprime la loro rabbia. Per me l’Elinga è come un laboratorio dove tirare fuori quello che si ha dentro.
Qui c’è un gruppo organizzato di persone. Il direttore di questo spazio è il consigliere del Presidente per i discorsi. E’ un drammaturgo. Da una parte segue una via istituzionale, dall’altra usa questo luogo come uno spazio sociologico dove esprimere e far esprimere.
Io penso che ognuno abbia il suo modo di esprimersi, ma in molti non vogliono vedere, criticano solo, chiudono gli occhi di fronte a certe realtà. 


Gli artisti con la loro rabbia portano cose buone, la loro furia è una protesta, per esprimere quello che hanno dentro, perché le emozioni devono uscire. Le emozioni sono relative, possono essere buone o cattive ma dipende dal momento.
In Angola questo è un momento di cambiamento ma ancora c’è un “freno” alla libertà di espressione, ancora le cose non sono del tutto cambiate.
E’ un momento ancora difficile per chi vuole esprimersi. Una manifestazione espressiva molto forte non è accettata, i giovani non vogliono equilibrio, vogliono fare. Ma chi li vuole “equilibrare” deve capire che i giovani hanno bisogno di un sano equilibrio, altrimenti la rabbia esplode e non si veicola nel modo giusto.

Di cosa hanno bisogno i giovani angolani oggi?

I giovani devono passare attraverso una cura, una terapia. Siamo passati attraverso la colonizzazione, la guerra civile e ora sono solo dieci anni di pace. Come? Con una terapia che aiuti la mente. La terapia è come far passare la fame. Se non mangi ti senti debole. Un individuo che è debole nella mente resta debole anche nel corpo. E’ un momento in cui dovrebbero cominciare davvero a fare qualcosa per i giovani.

Se per un giorno potessi essere il Ministro della Cultura cosa faresti per aiutare i giovani attraverso l’arte?

Li aiuterei a prendere coscienza del malessere, direi alla gente di rendersi conto che c’è un male, che si sta male, che occorre vedere la realtà, che non si può nascondere tutto sotto un ombrello.
L’arte è qualcosa che è dappertutto, è un’espressione popolare, l’uomo è già un’opera d’arte, l’arte fa aprire la mente, fa delle proposte, ha la capacità di far ragionare. L’arte aiuta a comprendere il prossimo.


Muamby poi ci mostra un quadro che definisce come “la mia forma di esprimere la protesta per come Luanda sta cambiando”. Il quadro rappresenta un insieme di palazzi alti che non lasciano spazio al cielo e che danno “difficoltà di respirare” ai cittadini. Una città che sta perdendo la sua personalità per colpa di persone che non danno importanza all’arte, alla storia e alla cultura. Con questo quadro Muamby esprime la sua protesta, la sua raiva.