Oltre all'Africa delle guerre e degli interventi militari francesi, delle bombe contro i cristiani e delle carestie c'è un'Africa terra madre, selvaggia, vera, ricca di piante, molte endemiche, di animali, liberi come non se ne vedono più altrove, di cascate senza fine e di pura e semplice avventura.
AFRICA WILD NEWS
Il blog di Francesca Spinola. Giornalista. Dopo la Libia, dove è stata corrispondente per l'Ansa dal 2008 al 2011, l'Angola. Prima ancora il Senegal per la tesi di laurea e l'Algeria per i primi reportage dall'Africa. Un blog di fatti, persone, sensazioni, storie, racconti africani.
giovedì 23 maggio 2013
KAZA Transfrontier Conservation Area: l'Africa da sogno
Oltre all'Africa delle guerre e degli interventi militari francesi, delle bombe contro i cristiani e delle carestie c'è un'Africa terra madre, selvaggia, vera, ricca di piante, molte endemiche, di animali, liberi come non se ne vedono più altrove, di cascate senza fine e di pura e semplice avventura.
venerdì 12 aprile 2013
MINE: Surviving the peace in Angola
Angola is the third Country in the world for mine contamination and its Moxico province is one of the most contaminated. In Angola is still too easy to see everyday a considerable amount of people without a leg or an arm, or in anyway wounded by the explosion of mine.
The International Mine Awareness Day, which took place on April 4, is an important reminder for Angola that the work of de-mining is active throughout the country, whether by NGO’s like MAG and Halo Trust and NPA and DCA or by the Angolan Military or the Angolan government, or private agencies.
Angola has also celebrated 11 years of peace. Long after the war is over, some weapons wait underground for years, a lurking threat. As one of the world’s most heavily land-mined countries, Angola still has over a decade of de-mining ahead of it.
At the Viking Club, on Thursday April 11, the Angola Field Group, presented a short film “Surviving the Peace, Angola”, about an Angolan girl, Minga, who played with a landmine. The film gives a close-up look at de-mining in Moxico province and gives an idea of the tragedy caused by the mine explosions.
The presenter, Tony Fernandes, Technical Operations Manager/ Senior Manager in Country for MAG Angola, the NGO de-mining in Moxico province, told that the average number of wounded people by land mine is in Angola close to 1 million.
So far the angolan province affected by the presence of mine are: Malanje, Benguela, Huambo, Biè, Moxico, Kuando Lubango.
Answering to a question on how much time is needed to definitely clean the fields from the mine in Angola, Tony Fernandes said he strongly belives that the more the governments, Ngos and private sector invest and spend money for the de-mining activity the faster the fields will be cleaned by the mines.
MAG, Mines Advisory Group, is a British-based Non Governmental Organization based in Manchester, UK, founded in 1989 and has had de-mining operations in over 35 countries. source: Angola Field Group
giovedì 11 aprile 2013
ARTE: gli incantesimi di Ricardo Paula in una mostra a Luanda
La poliedrica Luanda non è fatta solo di pioggia e fango ma anche di arte e cultura.
Nel quadro delle sue iniziative artistiche l'Istituto culturale portoghese Camoes (Av. Portugal, 50 - Luanda), ha aperto ieri la mostra del pittore angolano di nascita, ma portoghese di discendenza, Ricardo Paula.
"Magias ou o azul do chào do céu" che si traduce più o meno con un "incantesimi o pavimento blu del cielo", questo il titolo della mostra di quadri che resterà aperta fino al 30 Aprile negli spazi espositivi dell'Istituto culturale portoghese.
Nelle sue opere, come figure che emergono dai sogno del mattino, quelli di cui rimangono sprazzi di immagini nella memoria, visioni sfumate, imprecise ma vivide nei loro colori, bambine, animali, paesaggi, donne, tutto si fonde in una nuvola di oro e celeste.
Designer di formazione, nato a Luanda nel 1964, di certo fuggito nel 1975 quando gli angolani hanno cacciato i portoghesi da secoli dominatori in Angola, Ricardo Paula è rimasto con la saudade della sua terra d'infanzia.
Questo spaesamento, questa frattura, emerge dalle sue tele dove le bambine hanno le treccine africane ma giocano con bambole europee, le cascate di Kalandula o le colline verdi e le piante tropicali trovano una nuova vita, così rivisitate dalla memoria e dalla nostalgia.
I verdi, i celesti, la foglia d'oro che illumina ogni sua tela lascia un senso di cose perdute e ritrovate, di memorie ricostruite, di storie passate "dagli occhi, alla testa, al cuore per finire nella mano" come lo stesso autore spiega raccontando da dove nasce la sua ispirazione.
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martedì 9 aprile 2013
LUANDA: il Dia da Paz e da Chuva
Non per battere sempre dove il dente duole ma per far capire ai miei lettori la verità delle "due Angola" che con questo blog tento di raccontare, voglio pubblicare la storia del Dia da Paz e da Reconciliacao em Angola.
Occorso il 4 di Aprile scorso, il giorno della pace, cosa bellissima da festeggiare, è stato anche un giorno di pioggia, non ancora di vera e propria pioggia tropicale come quella dei giorni immediatamente successivi e in particolare del 7 novembre.
L'acqua veniva giù a secchiate e subito si è intuita la gravità dei danni che stava provocando quando la principale arteria di collegamento con la città, la Samba, è stata chiusa per eccesso di fango.
Nonostante il mal tempo, sulla collina dove sorge la Fortaleza di Sao Miguel, ex Museo Nazionale di Storia Militare, è stato inaugurato in pompa magna il nuovo Bandeira-Monumento, un'asta di 75 metri di altezza e 25 tonnellate di peso, su una base di 2,5 metri di diametro per 200 metri cubi di cemento. La bandiera che vi sventola sopra, imponente e bellissima con i suoi colori nazionali, il rosso, il giallo e il nero, è lunga18 metri, larga 12 e pesa 40 chili.
E' tutto giusto, celebrare il clima di pace e riconciliazione nazionale, ed è affascinante questa bandiera che si scorge da ogni angolo della città ma, sempre per non dimenticare nell'ombra l'altra faccia della realtà, fa male guardarla sventolare dalle strade disastrate dalla pioggia dei quartieri poveri di Luanda.
Lì non sono passate delegazioni presidenziali nel dia da paz e non sono state issate bandiere, non si è a dire il vero neanche inviato autocarri a succhiare le migliaia di litri di acqua nera che hanno inondato le stradine fra le baracche.
In quel giorno e in quelli successivi, non per colpa del governo e non per colpa di qualcuno in particolare, sono morti 9 bambini e circa 15 persone risultano ancora disperse.
E' anche per loro, gente che muore per una pioggia tropicale, che continuo ad avere voglia di raccontare le due facce di una stessa medaglia.
Una questione di etica professionale
Quando si scrive da un paese come l'Angola, soprattutto dopo aver lavorato come corrispondente per tre anni da un Paese come la Libia di Gheddafi, si fa fatica a conciliare la sicurezza propria e della propria famiglia con la voglia di raccontare come stanno davvero le cose, ma lo si fa lo stesso.
Io di Angola scrivo dall'Angola, come di Libia scrivevo dalla Libia e di Algeria, anni prima, dall'Algeria, cosa che a un neofita può sembrare normale ma che nel giornalismo italiano spesso non lo è. Si scrive di Siria dalla Turchia e di Israele dal Libano, come di Africa si scrive sempre dalle redazioni di Roma e Milano.
Io inoltre scrivo, e questa è la faccia buona di una medaglia che si chiama disoccupazione, senza dover rispondere a linee editoriali di alcun editore, che in poche parole significa che sono libera di raccontare tutto ciò che vedo, ma che nessuno mi paga per questo.
Dunque quello che scrivo lo scrivo solo per amore di verità, per coerenza e perché appartengo a un ordine, quello dei giornalisti professionisti, che mi impone un'etica professionale.
Questo preambolo per accennare al fatto che di Angola, dove l'Italia sta sviluppando forti interessi data la presenza dell'Eni, c'è chi parla e scrive non dall'Angola, ma scrivendo come se lo fosse, e non per dovere di cronaca, ma, ahimè, per altri motivi che lascio al lettore intendere.
Da mesi leggo con interesse e spesso con stupore il blog, Orizzonte Duemila, di un signore di nome Alessandro Cavaglià.
Costui, di cui apprezzo la scrittura fluida e lo stile da cronista, sotto titola il suo Blog "Angola e Mozambico - Paesi che vogliamo conoscere meglio". Fino a poco tempo fa, almeno fino a quando l'Eni non aveva iniziato le sue esplorazioni in Mozambico invece, la testatina riportava "Angola e Vietnam, paesi che vogliamo conoscere meglio".
Fin qui tutto bene, ma perché vogliamo conoscere meglio questi Paesi e chi è questo signore per darci le sue notizie su queste due nazioni?
Nelle "note personali" del suo Blog, Cavaglià non si dilunga e scrive solo di appartenere a una non ben definita "press agency". Mi domando pertanto press agency di chi o di cosa o di quale azienda o governo, ma non è specificato. Nulla di male, fin tanto che le notizie che Cavaglià pubblica cominciano a somigliare impressionantemente a quelle dell'Agenzia di stampa nazionale angolana, la voce del governo.
Inoltre, scopro che spesso il tono delle notizie non è solo di parte, quella del Partito al governo, l'MPLA e quella del Presidente angolano e della sua famiglia, i Dos Santos, ma arriva addirittura all'esaltazione di personalità dal dubbio passato e dall'altrettanto dubbio presente del governo angolano fino a diventare il microfono della figlia del presidente, la bella Isabella Dos Santos, in uno degli ultimi post in cui riporta il panegirico che la donna fa di se stessa all'agenzia di stampa portoghesa Lusa.
Incuriosita da tanta "vontade" di raccontare con gli "occhiali rosa" un Paese che solo in parte assomiglia a quello descritto da Cavaglià, faccio qualche ulteriore ricerca sull'illustre blogger e scopro che il signore è un giornalista dell'Agi, l'Agenzia Giornalistica Italia.
L'Agi è una delle principali agenzie di stampa italiane, creata da Mattei per contrastare certe campagne stampa anti politiche petrolifere italiane dell'epoca ed è da sempre controllata dall'Eni.
In poche parole l'Agi fa gli interessi dell'Eni, che fa gli interessi del Governo italiano. Nulla di male, da un certo punto di vista, ma il male sta nel non dichiarare chiaramente a chi legge da che parte si sta.
Se compro l'Unità, so che tono avranno gli articoli di politica interna, come lo so se ascolto il TG5. Come lettore, anche di un blog, ho il diritto di sapere chi mi scrive e perché lo fa. Caro Alessandro Cavaglià, il cui nome compare nella lista dei giornalisti Agi accreditati niente di meno che alla Camera dei Deputati, non sarebbe più onesto e più trasparente scrivere in testa al suo blog che racconta di Angola e Mozambico perché li vi opera il suo editore e perché essendo il suo editore l'Eni ha di che giovarsi di una informazione rassicurante su paesi e governanti che sul terreno tanto rassicuranti non sono?
Lo so che gli italiani hanno la memoria corta ma non dimentichiamoci di come è andata a finire con Gheddafi, prima brutto e cattivo, poi Leader presentabile, infine sanguinario da bombardare.
Passare per un blogger che disinteressatamente racconta due Paesi quando invece si è un giornalista di una nota agenzia di stampa non lo trovo corretto. Lasci che il compito di raccontare l'Angola con la lente dell'ottimismo lo assolva la sua illustre collega accreditata in Angola come corrispondente Agi, ci facciamo più bella figura tutti!
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sabato 9 marzo 2013
ART IN LUANDA: MAMPUYA COLORFULL MESSAGE
First is light blue, than is dark
blue, followed by yellow, orange, red and so on going in circle from one side
to another of a white canvas, never changing this sequence. No sketch before,
no draft ideas, just a big white surface in which the artist, “as a small God” give
birth to something unique and special: an artistic creature, one more picture.
In his paintings Mampuya, a nearly
fourty years old goodlooking guy, likes to go from abstract to figurative
leaving to the observer the chance to find what is hide in the work. So
suddenly a face pop up from the caos, or a traditional music instrument, or an
animal or other symbols of angolan culture and traditions. Then,
staring at the pictures and leaving your mind feel relaxed and free, the
message hide in each picture comes out from the colours explotion and you can
see a warrior from the north
regions or a lion roaring at a buffalo, a wooden traditional mask transformed
through a shower of colors, an imbondeiro fruit or the Rehina Nzhinga profile.
Today Mampuya is a smiling happy
person with a nice family and the wish to tell a new Angola peacefull and free,
but the past is just around the corner.
“When I was young there was a
civil war in Angola and it only ended in 2002 when I started to paint.
Logically in my first drawings you can see the civil war. In all my works I was
representing people in war, sad women, orphans but later, with the time, I decided
it was better to forget the past”. “Life goes on" Mampuya repeats a number of
times while he’s telling us his story.
“Nowadays we live in a
society – he went on saying - where there is a lot of pressure. Painting,
Music, Theatre, Cinema can help people to cool down, to relax. After an hard
work day going home, you can look at your picture on the wall and feel good
getting lost in the fantasy the artist has created for you. Painting is giving
people a fantasy.”
While his wife is feeding his last
son, the third one, Mampuya shows us his huge house that in few months will
become a Personal Art Gallery.
"In Angola - is Mampuya's
conclusion - artists are free to express themselves but there are no Art Schools,
just few Art Galleries and no people who want to invest money in this field.”
Helping Art to find its sunny
place in Angola looks to be Mampuya's future challenge in order to sensitize
people understand the importance of culture for the growth of a society.
giovedì 7 marzo 2013
Lo Sturm und Drang angolano
“Dalla raiva, la rabbia, possono nascere cose buone”. A dirlo è Muamby
Wassaky uno stilista di moda, pittore, artista plastico angolano che fa parte
di un movimento di giovani che a Luanda cercano attraverso l’arte di esprimere
i loro sentimenti e le loro frustrazioni. Muamby
somiglia a Bob Marley nei tempi d’oro. E’ alto e porta con stile i suoi capelli
rasta, lunghi, annodati dietro la
nuca. Le sue creazioni nascono da un’opera di sperimentazione dove il gusto
della tradizione, le stoffe africane e i nuovi tessuti si incontrano e si
fondono dando vita a pezzi unici.
Muamby non ha un posto dove vendere, ma uno
dove creare si e si chiama Elinga Teatro. Questo posto è una delle fucine più
vibranti per giovani artisti con qualcosa da dire piano o a gran voce, ma
sempre in modo creativo. Musica, danza, teatro, pittura, scultura trovano
all’Elinga un punto di incontro. Inaspettatamente gestito da un consigliere del
Presidente angolano, anch’egli artista, un drammaturgo, questo luogo pieno di
fascino all’interno di un palazzo di epoca coloniale, si trova nel cuore della
città, stretto fra i cantieri delle nuove costruzioni che la stanno strangolando.
La “raiva”, per essere tutti figli
di una eterna guerra civile, per aver perso familiari o pezzi di corpo sopra le
mine, per non avere scuole dove formarsi alla tecnica dell’arte, per non riuscire
a mantenersi con il proprio lavoro, qui trova espressione sui muri, nei murales
dove la protesta si fa leggere e si fa guardare, sul soffitto da cui pendono
impiccati di cartone, dalle opere pittoriche e dalle maschere tradizionali
rivisitate con pezzi arrugginiti di carri armati e ferraglia di guerra…
In questo ambiente ha trovato uno
spazio creativo Muamby. Qui, nel suo atelier di fronte al mare taglia, cuce,
dipinge e si fa conoscere.
La madre voleva che facesse
l’agronomo e lo mandò a studiare a Cuba nel 1974. Quando tornò in Angola nel
1992 era tempo di guerra e nel momento in cui si trattò di fare esperienza sul terreno,
“i campi erano pieni di mine” racconta lui stesso.
Nel 1997, sempre inseguendo i
sogni di sua madre e non ancora il suo, entra nel corpo forestale, ma subito si
rende conto di non essere soddisfatto. Comincia a creare oggetti con le bucce
del cocco. Nell’atelier c’è una borsetta di cocco fatta da lui 15 anni fa, non
è in vendita, gli ricorda da dove ha iniziato. Comprava cocco e faceva
sculture, busti, borse. Andava per strada e raccoglieva materiali buttati via.
Nell’atelier è conservata una porta in vetro dell’Hotel Tropico, completamente
ricoperta di pittura. “Demmo vita a una mostra chiamata “Porte aperte”. Era
l’inizio di questa avventura creativa. Le sue opere si vendevano, così decise
di lasciare del tutto l’agricoltura. Anche nel settore dell’arte però Muamby si
accorge che è molto difficile.
Ci sono artisti “ufficiali” conosciuti e
sponsorizzati dal governo, fare breccia non è facile. E’ da lì che inizia a
cucire, a fare qualcosa di diverso, a creare vestiti, forse ispirato dalla
mamma, sarta, alla quale “ruba” la prima macchina da cucire. E’ il 2001 e lui è
totalmente autodidatta. Nel 2002
fa il primo defilèè di moda e nel 2003 presenta una sfilata a Moda Luanda. E’ un
evento internazionale e vince il premio che lo fa conoscere. Non smette più di
dedicarsi alla moda. Nel 2005 vince un altro premio e oggi è stato ingaggiato
dalla TV privata Zimbo per creare i costumi di una miniserie sulla Rehina
Nzinga, eroina angolana del 1600, che andrà in onda il prossimo anno. Lo
abbiamo intervistato nel suo atelier, che da qui a poco si trasferirà negli studi
televisivi della Zimbo.
La tua arte ti fa sentire libero?
Si, mi piace fare quello che
faccio. Essere artista è essere libero, è sentire questa libertà di esprimersi.
Quali sono state le principali difficoltà incontrate per esprimere la
tua arte.
Molte. Primo, non avere una
formazione nel settore, non avere i materiali per confezionare i vestiti, non
avere accessori. Altro problema è vendere i prodotti. Qui si trovano molti
vestiti già fatti. I miei vestiti sono più cari. Non ho un luogo dove vendere,
ho un posto dove cucire, ma non dove vendere. Le persone non hanno l’abitudine
di comprare cose fatte su misura.
Nel Teatro Elinga i giovani artisti possono esprimere liberamente il
loro dissenso, la loro rabbia?
I giovani hanno sempre qualcosa contro,
il male è quando non possono esprime la loro rabbia. Per me l’Elinga è come un
laboratorio dove tirare fuori quello che si ha dentro.
Qui c’è un gruppo organizzato di
persone. Il direttore di questo spazio è il consigliere del Presidente per i
discorsi. E’ un drammaturgo. Da una parte segue una via istituzionale,
dall’altra usa questo luogo come uno spazio sociologico dove esprimere e far
esprimere.
Io penso che ognuno abbia il suo
modo di esprimersi, ma in molti non vogliono vedere, criticano solo, chiudono
gli occhi di fronte a certe realtà.
Gli artisti con la loro rabbia
portano cose buone, la loro furia è una protesta, per esprimere quello che
hanno dentro, perché le emozioni devono uscire. Le emozioni sono relative,
possono essere buone o cattive ma dipende dal momento.
In Angola questo è un momento di
cambiamento ma ancora c’è un “freno” alla libertà di espressione, ancora le
cose non sono del tutto cambiate.
E’ un momento ancora difficile per
chi vuole esprimersi. Una manifestazione espressiva molto forte non è
accettata, i giovani non vogliono equilibrio, vogliono fare. Ma chi li vuole
“equilibrare” deve capire che i giovani hanno bisogno di un sano equilibrio,
altrimenti la rabbia esplode e non si veicola nel modo giusto.
Di cosa hanno bisogno i giovani angolani oggi?
I giovani devono passare
attraverso una cura, una terapia. Siamo passati attraverso la colonizzazione,
la guerra civile e ora sono solo dieci anni di pace. Come? Con una terapia che
aiuti la mente. La terapia è come far passare la fame. Se non mangi ti senti
debole. Un individuo che è debole nella mente resta debole anche nel corpo. E’
un momento in cui dovrebbero cominciare davvero a fare qualcosa per i giovani.
Se per un giorno potessi essere il Ministro della Cultura cosa faresti
per aiutare i giovani attraverso l’arte?
Li aiuterei a prendere coscienza
del malessere, direi alla gente di rendersi conto che c’è un male, che si sta
male, che occorre vedere la realtà, che non si può nascondere tutto sotto un
ombrello.
L’arte è qualcosa che è
dappertutto, è un’espressione popolare, l’uomo è già un’opera d’arte, l’arte fa
aprire la mente, fa delle proposte, ha la capacità di far ragionare. L’arte aiuta
a comprendere il prossimo.
Muamby poi ci mostra un quadro che definisce come “la mia forma di
esprimere la protesta per come Luanda sta cambiando”. Il quadro rappresenta un
insieme di palazzi alti che non lasciano spazio al cielo e che danno
“difficoltà di respirare” ai cittadini. Una città che sta perdendo la sua
personalità per colpa di persone che non danno importanza all’arte, alla storia
e alla cultura. Con questo quadro Muamby esprime la sua protesta, la sua raiva.
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